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Tobin Tax, Vegas lancia l’allarme

«Naturalmente, non è in discussione la scelta di applicare questo tipo di imposta, ma qualche razionalizzazione potrebbe essere adeguata». Il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, ascoltato ieri in audizione presso la commissione Finanze del Senato ha messo in luce difetti e rischi della Tobin Tax introdotta in Italia con il disegno di legge di stabilità ed ha anche indicato quali sono le aree di possibile modifica, al fine di minimizzare elusioni ed effettivi distorsivi del l’imposta.
Il primo emendamento da introdurre dovrebbe riguardare la localizzazione degli intermediari. È là infatti che si annidano i maggiori rischi di elusione: «Se noi riserviamo questa imposta alle transazioni che hanno a oggetto titoli italiani, grazie a Montetitoli, in qualunque posto queste transazioni avvengano l’imposta viene percepita. Questo significa che non c’é una convenienza a spostare le transazioni dall’Italia a estero su estero». Altrimenti, si avrebbe una «probabile, secondo alcuni certa, delocalizzazione degli intermediari, con conseguenti perdite di posti di lavoro e di entrate fiscali».
La seconda modifica alla disposizione appena introdotta, che introduce un’imposta di bollo sulle compravendite di azioni di emittenti italiani e sulle operazioni in derivati con un’aliquota unica pari allo 0,05 per cento, dovrebbe interessare la dimensione dei soggetti d’imposta: «Ci si può dividere fra dimensioni delle imprese o dimensione del risparmiatore» ha spiegato Vegas. «Si potrebbe anche fare una differenziazione relativa al l’entità degli acquisti e delle vendite» prevedendo un’esenzione per i piccoli, compensabile con un modestissimo aumento dell’aliquota per gli altri casi, a parità di saldi. «Oppure – ha aggiunto – si può scegliere di riferire questa imposizione esclusivamente a società di maggiori dimensioni».
Il terzo aspetto che richiederebbe modifiche, secondo Vegas, riguarda i derivati: in questo caso, il rischio più consistente dell’attuale struttura di imposizione è «l’allontanamento degli investimenti dai derivati, che si può ripercuotere anche sui piccoli risparmiatori che usano i derivati per copertura». Vegas ha pertanto proposto almeno un «riequilibrio dell’aliquota tra mercati over the counter e mercati tradizionali».
Più in generale, Vegas ha ricordato che in Francia, primo Paese ad aver introdotto la norma, senza attendere che entri in vigore la nuova direttiva con procedura rafforzata che permetterà a 11 soli Stati europei su 27 di dotarsi di questo tipo di tassa, si è in ogni caso tenuto conto della necessità di minimizzare le distorsioni.
Il presidente della Consob si è poi soffermato sugli effetti della fusione fra i listini. «Da quando la Borsa italiana si è fusa con il London Stock Exchange – ha detto – non c’è stato l’afflusso sperato di Ipo, traders e finanziamenti» sulla piazza italiana. «Spero – ha aggiunto – che non si tratti di un approccio irreversibile, sicuramente qualche preoccupazione la desta».
Nel suo intervento, Vegas si è soffermato anche sul caso Fonsai, sottolineando che l’attività di vigilanza Consob sul gruppo ha «consentito di far emergere tempestivamente una serie di criticità» e ha ricordato che l’autorità si è avvalsa di una pluralità di strumenti che vanno dalle richieste di informazione al pubblico e alla Consob, all’audizione degli esponenti aziendali, agli scambi informativi con le Procure della Repubblica».
In particolare, per quanto riguarda gli assetti proprietari di Premafin, Vegas ha spiegato che «la Consob ha fatto emergere che una quota pari a circa il 20% delle azioni Premafin, intestata a due Trust con sede in paradisi fiscali, era in realtà riconducibile fino al 2003 a Salvatore Ligresti. Conseguentemente, è stata effettuata una segnalazione alla Procura competente che ha poi disposto il sequestro delle quote».

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