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Tobin Tax su bond bancari e BTp

La sofferta adozione di una tassa sulle transazioni finanziarie in alcuni Paesi dell’Unione affronterà oggi un nuovo passaggio chiave. La Commissione presenterà la proposta di direttiva che diverrà oggetto di trattative tra gli stati membri che hanno deciso di perseguire questa strada. Rispetto alle proposte precedenti, il testo legislativo amplia il raggio d’azione di un’imposta che rimane controversa, includendo fra l’altro i titoli di Stato che nel progetto di legge approvato dal parlamento italiano sono esentati dalla tassazione.
Secondo la proposta di direttiva messa a punto dall’esecutivo comunitario, la nuova imposta non si applicherà infatti solo alle banche residenti nei paesi membri che hanno deciso di perseguire questa strada, ma anche a tutti gli strumenti finanziari emessi dagli stati coinvolti. La Commissione ha quindi deciso di associare al principio di residenza il principio di emissione, nel tentativo di limitare per quanto possibile i tentativi di frode e di evasione da parte degli istituti di credito.
Il principio della residenza prevede che a pagare l’imposta siano tutte le banche con sede negli 11 paesi che hanno deciso di adottare la nuova tassa, indipendentemente da dove avviene la transazione. Il principio di emissione stabilisce che l’imposta verrà pagata su tutte le transazioni che riguarderanno strumenti finanziari emessi dagli 11 paesi, indipendentemente da dove risiede l’investitore. È questa la novità più evidente rispetto alla prima proposta di Tassa Tobin del 2011.
«Si vuole evitare che la tassa sia un buco nell’acqua – commenta Andreas Botsch, ricercatore dello European Trade Union Institute a Bruxelles –. Sono convinto che la nuova imposta possa avere successo, e che verrà adottata nel tempo anche da altri paesi, almeno quelli che non le sono ideologicamente contrari. L’Olanda è tra quelli che potrebbe raggiungere gli 11, anche se vuole garanzie per i suoi fondi-pensione. D’altro canto, non c’è paese che non abbia bisogno di nuove entrate fiscali».
La Commissione ha previsto alcune eccezioni per evitare contraccolpi all’economia reale. La proposta di direttiva specifica che le transazioni effettuate con gli istituti monetari, il Meccanismo europeo di stabilità, e il Fondo europeo di stabilità non saranno tassate. Paesi membri e altre istituzioni pubbliche non saranno tassati quando le contrattazioni riguardano la gestione del debito. Lo stesso varrà per gli aumenti di capitale, le emissioni azionarie o obbligazionarie.
L’esecutivo comunitario ha anche deciso che le quotidiane operazioni finanziarie di cittadini e imprese saranno esentate. Saranno quindi esclusi dalla tassa, tra le altre cose, i contratti assicurativi, i prestiti alle aziende, i mutui immobiliari, le transazioni per carta di credito, i pagamenti di servizio. La nuova Tassa Tobin – che deve servire a imporre alle banche di contribuire ai costi provocati dalla crisi finanziaria – dovrebbe generare ricavi per 30-35 miliardi di euro l’anno.
Le aliquote sono 0,1% per azioni e obbligazioni; 0,01% per i derivati. Solo 11 stati su 27 hanno optato per una Tassa Tobin, scegliendo la cooperazione rafforzata. Regno Unito e Lussemburgo sono stati gli oppositori più feroci. Sta ora agli 11 paesi coinvolti – Germania, Francia, Spagna, Italia, Austria, Belgio, Grecia, Portogallo, Slovenia, Slovacchia ed Estonia – negoziare e approvare l’intesa finale. Sono possibili difficoltà tanto il tema è controverso anche nei governi che hanno dato il loro assenso.
La risposta italiana non è infatti tardata: la struttura della Tobix Tax «made in Italy», così come decisa e formalizzata con la legge di stabilità, per ora non si tocca. La linea del governo è che l’eventuale ampliamento del raggio d’azione della tassa sulle transazioni finanziarie non potrà in ogni caso riguardare i titoli di Stato, neanche per le transazioni sul mercato secondario. Lo impone la consistenza del nostro debito pubblico, con possibili, negativi ripercussioni sul collocamento dei titoli. Un rischio – si osserva in ambienti governativi – che certo il nostro paese non può correre, soprattutto in una fase di perdurante incertezza sul fronte dello spread.

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