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Tobin Tax senza responsabile

Il 1° marzo è entrata in vigore la Tobin Tax, anche se limitatamente ai trasferimenti di proprietà di azioni e strumenti finanziari partecipativi e alle relative operazioni “ad alta frequenza”. Il 1° luglio l’imposta sulle transazioni finanziarie (Itf) entrerà in vigore anche sui contratti derivati, anche cartolarizzati) e sulle relative operazioni ad alta frequenza. Ma a oggi mancano alcuni provvedimenti attuativi e la circolare esplicativa.
Per fare un confronto, la circolare francese sulla locale Tobin Tax è stata pubblicata sul bollettino delle imposte del 3 agosto 2012, tre mesi prima della data in cui la relativa legge avrebbe avuto effetto (1° dicembre 2012).
L’imbarazzo deriva dal fatto che l’Itf italiana coinvolge gli intermediari finanziari e i contribuenti di tutto il mondo, non abituati, a differenza di quelli italiani, a operare al buio.
È quindi urgente l’emanazione del provvedimento necessario per definire i dati che dovranno essere indicati in dichiarazione dai responsabili d’imposta (dati che possono includere anche le operazioni e escluse ed esenti); in modo da consentire loro di approntare immediatamente le procedure di estrazione.
All’estero, comunque, l’imposta è stata presa molto sul serio. L’Afme (Association for Financial Markets in Europe), il 27 febbraio, aveva già reso pubblico un protocollo per regolare i rapporti e le responsabilità fra i diversi intermediari che possono intervenire in ciascuna operazione; protocollo nel quale viene, fra l’altro, prevista la possibilità di accordarsi sulla reciproca attribuzione degli obblighi di pagamento e di dichiarazione dell’imposta e sui relativi obblighi strumentali, secondo una logica che si auspica non trovi ostacoli nell’interpretazione della nostra amministrazione finanziaria.
Il principale problema, in effetti, è proprio individuare correttamente il responsabile dell’imposta. Cioè l’intermediario obbligato a versare le imposte, a presentare le dichiarazioni e a tenere le evidenze necessarie per i controlli fiscali.
L’imposta è versata dall’intermediario, che riceve direttamente dall’acquirente o dalla controparte finale l’ordine dell’esecuzione (articolo 19, comma 4 del decreto).
Se il riferimento è fatto, in senso tecnico, all’attività di «esecuzione di ordini per conto dei clienti» o di «ricezione e trasmissione di ordini» di cui rispettivamente alle lettere b) ed e) dell’articolo 1, comma 5 del Testo unico della finanza, si deve considerare che si tratta di attività riservate, dall’articolo 18, comma 1 del testo unico stesso, alle banche e alle imprese d’investimento. Pertanto, il ruolo delle fiduciarie e dei notai dovrebbe essere del tutto residuale.
Del resto, la relazione precisa che le Sgr, nell’ambito delle gestioni collettive o individuali, sono responsabili solo se non si avvalgono di altro intermediario per l’esecuzione degli ordini. Lo stesso criterio dovrebbe valere per le fiduciarie; ferma restando la possibilità di aderire alla richiesta del cliente di di incaricare la fiduciaria di effettuare il netting giornaliero in presenza di diversi soggetti incaricati della negoziazione. Ovviamente, quando un trasferimento di proprietà o un contratto derivato non coinvolga alcun altro intermediario (si pensi al trasferimento fatto mediante cambio d’intestazione o alla stipula di un’opzione di acquisto o vendita su azioni non quotate), l’imposta sarà prelevata dalla fiduciaria.
Per quanto riguarda gli intermediari non residenti, dall’articolo 19 del decreto ministeriale attuativo del 21 febbraio pare di capire che esista una distinzione fra il caso in cui l’intermediario estero sia anche la controparte finale dell’operazione (e quindi agisce in conto proprio) da quella in cui agisca per conto della sua clientela.
Nel primo caso (articolo 19, comma 4, secondo e terzo periodo), si deve ulteriormente distinguere: se l’intermediario risiede in uno degli Stati white list elencati nel provvedimento del direttore dell’agenzia delle Entrate del 1° marzo 2013, l’intermediario non residente provvede direttamente a versamento e dichiarazione; altrimenti la controparte responsabile d’imposta effettua il prelievo considerando l’intermediario non white list come acquirente o controparte finale.
Gli intermediari esteri (white o non white list) che agiscono per conto della propria clientela, sono, invece, sempre responsabili d’imposta attraverso le loro stabili organizzazione in Italia o nominando un rappresentante fiscale (se non hanno stabile organizzazione) o identificandosi direttamente e presentando la dichiarazione (articolo 19, commi 7 e 8).

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