Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

«Tobin tax, decisivo il via libera dell’Italia»

È una partita ancora molto aperta quella che potrebbe portare a una tassa sulle transazioni finanziarie in alcuni Paesi dell’Unione. Francia e Germania sono i capofila di un gruppo di paesi interessati a una cooperazione rafforzata in questo ambito. L’Italia è ancora indecisa se parteciparvi. Interpellato dal Sole 24 Ore, il commissario al Fisco Algirdas Semeta ha esortato in modo diplomatico il governo Monti ad unirsi a questi Stati membri.
Parigi e Berlino hanno inviato una lettera alla Commissione la settimana scorsa chiedendo all’esecutivo comunitario di presentare un progetto legislativo (si veda Il Sole 24 Ore di sabato scorso). Nel contempo, i due Paesi hanno chiesto agli Stati membri interessati a una Tobin tax di fare altrettanto. L’Austria ha fatto recapitare ieri una propria lettera, mentre anche il Belgio ha informato per via diplomatica che sta preparando la propria missiva.
«Non appena un minimo di nove Stati avranno fatto richiesta ufficiale di cooperazione rafforzata – spiega Semeta – la Commissione è pronta a muoversi molto rapidamente in modo da presentare un progetto in tal senso». L’idea di una Tobin tax circola da anni. Nel 2011, l’esecutivo comunitario aveva presentato un progetto bocciato da alcuni Stati, tra cui il Lussemburgo e la Gran Bretagna. Da allora, i Paesi interessati stanno valutando l’idea di una cooperazione rafforzata.
Per ora l’Italia tentenna. Non ha ancora definito la propria posizione. Roma potrebbe rivelarsi l’ago della bilancia. «Ovviamente, ciascun stato membro deve decidere per proprio conto – afferma Semeta -. Quello che vorrei dire in questo momento è che l’obiettivo è di introdurre una tassa equa, che possa generare un gettito importante e contribuire a un settore finanziario più stabile».
Prosegue Semeta, un ex ministro delle Finanze lituano di 50 anni: «L’Italia è sempre stata una grande sostenitrice in generale di un approccio europeo coordinato, consapevole del fatto che insieme i paesi membri sono più forti delle loro individualità. Gli stati che adotteranno una tassa sulle transazioni finanziarie godranno di molti benefici, non ultimo di un mercato unico meno frammentato. Molti Paesi membri hanno già o stanno preparando tasse sulle transazioni finanziarie».
Il commissario al Fisco è convinto che una Tobin tax potrebbe essere di beneficio al settore finanziario, offrendo «certezza e stabilità». Precisa Semeta: «È molto più facile capire e avere a che fare con una tassa piuttosto che con un patchwork di tasse diverse». Finora, la difficoltà a trovare un’intesa è dipesa sia da ragioni politiche – la stessa Italia è convinta che una tassa di questo tipo debba essere globale – sia da motivi tecnici (per esempio la scelta della base imponibile).
«Il tempo trascorso ora su una piattaforma e un approcio condivisi è tempo risparmiato in futuro», nota ancora Semeta, riferendosi ai negoziati dell’estate. In un primo tempo l’obiettivo dell’imposta era di imporre alle banche di pagare il prezzo forte per i danni della crisi finanziaria. Oggi, c’è il desiderio di molti paesi di utilizzare il denaro per rilanciare l’economia o ridurre il contributo nazionale al bilancio comunitario. Alcuni paesi vedono la Tobin tax anche come uno strumento di integrazione europea.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Intervista ad Alessandro Vandelli. L'uscita dopo 37 anni nel gruppo. I rapporti con gli azionisti Un...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

I gestori si stanno riorganizzando in funzione di una advisory evoluta che copra tutte le problemati...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non far pagare alle aziende i contributi dei neo assunti per due anni. È la proposta di Alberto Bom...

Oggi sulla stampa