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Tobin tax «costo accessorio»

Come contabilizzare la tassa sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax) in bilancio? In linea di massima essa costituisce un costo accessorio, che può essere iscritto in conto economico in presenza di determinate condizioni. Sono, infatti, in vigore le modifiche introdotte dal Dm 16 settembre 2013 con particolare riferimento alla determinazione della base imponibile per gli strumenti finanziari derivati.
A prescindere dalla diversa modalità di calcolo della tassa, che dipende dalla tipologia di strumento finanziario acquisito, dal punto di vista contabile essa rappresenta un costo, fiscalmente indeducibile, che occorre valutare se considerare o meno onere accessorio di diretta imputazione.
Con riferimento alle azioni, l’articolo 2426, comma 1, del codice civile stabilisce che le partecipazioni classificate tra le immobilizzazioni sono iscritte al costo d’acquisto, in cui si computano anche i costi accessori collegati all’acquisto di partecipazioni, cioè quelli di intermediazione bancaria e finanziaria. Il principio contabile Oic 20 fornisce quali esempi le commissioni, le spese e l’imposta di bollo, a cui la Tobin tax può paragonarsi. Il principio specifica che nel caso di acquisto di pacchetti di partecipazioni significativi possono essere considerati oneri accessori anche i costi corrisposti a professionisti per la predisposizione di contratti e studi di fattibilità e di convenienza dell’operazione. Trattandosi, pertanto, di una tassa sulle transazioni sostenuta dall’acquirente e senza cui non si acquisisce la proprietà delle azioni stesse, si ritiene possa essere considerata un onere accessorio di diretta imputazione.
L’iscrizione della Tobin Tax quale costo accessorio crea, dunque, un disallineamento tra il valore civilistico iscritto in stato patrimoniale (che comprende il costo della tassa) e il valore fiscale (che non comprende il costo della tassa in quanto indeducibile): tale disallineamento dovrà essere gestito extra contabilmente con appositi prospetti
Se le azioni sono iscritte nell’attivo circolante, l’articolo 2426 n. 9, dispone che i titoli e le attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni sono iscritti al costo d’acquisto o di produzione comprensivi degli oneri accessori e, pertanto, allo stesso modo la tassa sulle transazioni può essere considerata quale costo incrementativo del valore dei titoli acquisiti.
In linea generale, pertanto, la tassa è considerabile quale onere accessorio la cui contabilizzazione dipende dallo strumento acquisito. Se l’impresa, acquistasse, ad esempio, uno strumento finanziario derivato, che non trova iscrizione con i principi contabili nazionali nell’attivo di stato patrimoniale, ma solo in nota integrativa, il costo della tassa rappresenta invece un costo dell’esercizio (sempre indeducibile) da iscrivere nella voce degli oneri diversi di gestione (B. 14), come evidenziato nel documento interpretativo 1 del principio contabile 12. Quest’ultima impostazione è anche utilizzata nella prassi nel caso in cui il valore della tassa abbia un valore irrilevante rispetto all’ammontare dei titoli acquisiti (azioni, derivati, ecc.): quindi, si ritiene che, se il valore non è significativo, l’ammontare dovuto a seguito dell’introduzione della Tobin Tax può trovare iscrizione nel conto economico. Allo stesso modo nel caso di operazioni ad alta frequenza i cui risultati vengono iscritti in conto economico in un breve arco temporale l’imposta è imputabile direttamente tra i costi d’esercizio.
La diversa classificazione delle partecipazioni nell’attivo immobilizzato o nell’attivo circolante ha un impatto, inoltre, sulla valutazione a fine anno delle stesse. Infatti, se la partecipazione è iscritta nell’attivo immobilizzato, essa deve essere iscritta tenuto conto di eventuali perdite durevoli di valore che possono derivare da situazioni di difficoltà economico, finanziaria e patrimoniale della società.
La situazione è delicata nel caso in cui il valore d’acquisizione di una partecipazione in una società controllata o collegata sia superiore al valore derivante dall’applicazione del metodo del patrimonio netto o della frazione di patrimonio netto contabile. In tal caso è necessario motivare in nota integrativa tale differenza, o se tale differenza rappresenta in tutto o in parte una perdita di valore procedere alla svalutazione fornendo adeguata informativa nella nota stessa. Le origini della differenza sopra richiamata si possono ricondurre alle seguenti fattispecie: il costo d’acquisto della partecipazione comprende un “avviamento” oppure la partecipazione ha subito delle perdite d’esercizio che hanno ridotto il valore del patrimonio: si tratta in ogni caso di situazioni che richiedono un’attenta valutazione.
Nel caso invece di partecipazioni iscritte nell’attivo circolante, esse devono essere iscritte al minore tra il costo ed il valore di mercato.

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