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Tobin tax con sanzioni soft

Il regime sanzionatorio applicabile alle violazioni in materie di calcolo, riscossione e liquidazione della tassa sulle transazioni finanziarie non avrebbe risvolti penali. È l’interpretazione fornita dal Consorzio studi e ricerche fiscali del gruppo Intesa Sanpaolo a proposito delle norme che regolano l’introduzione in Italia dell’imposta. Una lettura importante visto che uno dei timori più sentiti, soprattutto dai broker esteri attivi sui titoli italiani, è proprio quello di andare incontro a conseguenze penali con l’inosservanza di alcune norme. Motivazione che, fra l’altro, ha portato in molti a lasciare il mercato italiano con conseguente calo dei volumi. Un comportamento spiegato dal fatto che la negoziazione sui titoli italiani per un operatore estero non è obbligata, quindi non conviene sostenere costi legali, fiscali e magari anche sanzioni penali. Tornando alla normativa sono fatte salve chiaramente le sanzioni di carattere amministrativo.

Esclusioni. Lo studio evidenzia altre importanti novità emergenti da una lettura delle disposizioni integrandole all’interno del contesto del diritto tributario e finanziario italiano. Il rapporto fa emergere due esclusioni, la prima è quella relativa alle obbligazioni strutturate, per questi prodotti è prevalente la loro natura di bond più che quella derivata. E le obbligazioni sono in generale fuori dal campo dall’imposta.

La seconda esclusione coinvolge il trading ad alta frequenza, l’architettura della tassa esclude l’imposta sulle «macchinette» quando le operazioni avvengono sui mercati esteri anche se le azioni negoziate sono emesse da società italiane e i derivati scambiati hanno come sottostante azioni e indici tricolore. Il trading ad alta frequenza sui prodotti italiani è quindi franco da imposta quando viene fatto all’estero.

La normativa nel dettaglio. Il Centro studi fiscale illustra poi un elenco di tutta la produzione normativa sulla materia, facendo un riepilogo di cosa è stato introdotto e da chi. Il lavoro permette di riordinare quanto proposto dalle diverse autorità negli ultimi mesi. Oltre al legislatore la disciplina della Tobin è stata completata da tutta una serie di altri soggetti, che vanno dal ministero dell’economia, alla Consob, passando per l’Agenzia dell’entrate. Oltre alla più nota legge 24 dicembre 2012 n.228, art. 1 commi dal 491 al 500 che ha introdotto nel nostro ordinamento la tassa, chi vuole avere una visione completa della disciplina deve leggere il decreto del ministro dell’economia e delle finanze del 21 febbraio 2013, dove viene spiegata l’applicazione pratica della tassa. Per completezza di informazione va poi ricordato che il decreto dello stesso ministero del 18 marzo 2013 ha corretto qualche refuso contenuto nel primo dispositivo.

Completano la normativa, poi, due provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle entrate, il primo del 1° marzo 2013 (Prot. 2013/26948) e il secondo del 29 marzo (Prot. 2013/40010). Nel dettato normativo viene individuato, anche, l’elenco degli stati virtuosi, ovvero quelli con i quali l’Italia ha degli accordi per lo scambio di informazioni di carattere fiscale. Una lista preziosa visto che la tassa colpisce anche gli operatori non residenti che negoziano titoli italiani ovunque avvenga la transazione (principio di emissione dello strumento). Va ricordato fra l’altro che il 70% del gettito previsto, 700 milioni su 1 miliardo, deve emergere proprio dagli scambi al di fuori dei mercati regolamentati, generalmente tutti perfezionati all’estero. C’è, infine, come detto, anche una delibera Consob n.18484 del 13 marzo 2013 che spiega come riconoscere i market maker, soggetti esclusi dalla Tobin perché garantiscono liquidità in modo continuativo ai mercati.

I provvedimenti mancanti. Quello che c’è, ma anche quello che manca: all’appello manca un provvedimento dell’Agenzia dell’entrate sulla dichiarazione e il versamento della tassa. Una disciplina attesa con ansia visto che manca circa un mese (16 luglio) al primo versamento.

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