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«Tobin tax» allargata Bruxelles: garanzie sugli effetti per Bot e Btp

BRUXELLES — La Commissione europea ha ufficializzato il testo della nuova tassa sulle transazioni finanziarie, che prende spunto dalla famosa Tobin tax e intende frenare gli eccessi speculativi sui mercati. Il campo di applicazione, delimitato dall’adesione di 11 tra i 27 Paesi Ue, viene ulteriormente esteso di fatto coinvolgendo piazze esterne come la City di Londra, dove si concentra il grosso dell’operatività europea in azioni, titoli e prodotti derivati. L’effetto complessivo è stimato dall’istituzione di Bruxelles in circa 30-35 miliardi di euro di introiti annui. Immediata è arrivata la protesta del governo del Regno Unito, che ha sempre ostacolato l’evoluzione del progetto di Tobin tax europea proprio per difendere gli interessi della piazza finanziaria londinese. «Ora studieremo la proposta attentamente in modo da valutare l’impatto sui Paesi membri non aderenti e sul mercato interno», ha dichiarato il portavoce del governo britannico.
La Commissione europea ritiene che ormai si vada verso l’applicazione. «Con questa proposta ora tutto è a posto per consentire che la tassa sulle transazioni finanziarie comune diventi una realtà nell’Ue — ha affermato il commissario per la Fiscalità, il lituano Algirdas Semeta —. Undici Stati membri hanno chiesto questa proposta in modo da poter procedere con il meccanismo della cooperazione rafforzata». Con questa formula, resa più accessibile dall’ultimo Trattato di Lisbona, Francia, Germania, Italia, Spagna, Austria, Belgio, Portogallo, Grecia, Slovenia, Estonia e Slovacchia possono procedere senza il consenso di tutti gli altri Paesi membri scavalcando l’opposizione del Regno Unito, sostenuto soprattutto da Svezia e Polonia.
La direttiva di Bruxelles prevede di tassare tutte le transazioni in azioni e titoli dello 0,1%. I prodotti derivati, che coinvolgono volumi molto più ingenti, subirebbero un prelievo dello 0,01%. La logica anti speculazione rende esenti le attività finanziarie collegate all’economia reale (prestiti bancari, mutui immobiliari, assicurazioni, depostiti, ecc.). La tassa non si applica nemmeno nei confronti della Banca centrale europea, Ue e fondo salva Stati. L’obbligo riguarda tutte le operazioni dove una delle parti sia residente in uno degli 11 Stati aderenti o che coinvolgano un prodotto finanziario emesso nella stessa area della cooperazione rafforzata. Saranno così tassati anche i titoli di Stato (come i Btp e i Bot italiani) quando, dopo l’emissione originaria, vengono scambiati sul mercato secondario. Non ha rilevanza il luogo della transazione. Pertanto un cittadino italiano o un fondo d’investimento tedesco dovranno pagare la Tobin tax anche se operano tramite una banca della City di Londra o del paradiso fiscale di Lussemburgo.
Semeta sostiene che il testo include una serie di condizioni tecniche di salvaguardia per ridurre il rischio di evasione dell’imposta con il trasferimento delle attività finanziarie fuori dagli 11 Stati aderenti. Ma, sostanzialmente, l’Ue ritiene che non convenga comunque rinunciare all’attività in un’area tanto ricca e importante solo per non pagare una Tobin tax fissata a livelli molto bassi. Un obiettivo di Bruxelles e degli 11 Paesi aderenti resta anche il far pagare una parte dei costi della crisi internazionale, finiti finora a carico dei governi (e dei contribuenti), direttamente alle banche e ai fondi speculativi ritenuti spesso responsabili degli sconvolgimenti dei mercati. A questo punto manca solo l’approvazione all’unanimità degli 11 Paesi della cooperazione rafforzata per poi passare alla fase operativa. La Commissione europea ha specificato che la tassa sulle transazioni finanziarie sarà compatibile con gli analoghi prelievi già varati individualmente da Paesi come Italia, Spagna e Portogallo, tutti interessati a non penalizzare le emissioni dei loro titoli di Stato.

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