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Tlc, ultima chiamata al governo

I ricavi vanno giù e le prospettive sono di ulteriore calo. Ma quello delle tlc in Italia è un settore che vale 45 miliardi (il 2,3% del Pil), che investe, in cui le relazioni sindacali sono definite buone dalle parti e che – come evidenziato dal Politecnico di Milano nel “Rapporto sulla filiera delle telecomunicazioni in Italia 2014” – dal 2006 al 2013 ha abilitato circa 10 miliardi di euro di business in mercati “dipendenti” (eCommerce, contenuti digitali, pagamenti digitali, digital advertising).
È così che Assotelecomunicazioni-Asstel e i sindacati si sono presentati ieri durante il 4° Forum sulla filiera: con numeri da annus horribilis, ma anche con richieste alle Istituzioni fatte con orgoglio da un «settore portante e irrinunciabile di una economia competitiva», ha detto il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi in apertura del Forum.
«Siamo una filiera certamente in difficoltà, ma che continua a investire», ha spiegato il presidente di Asstel, Cesare Avenia. I numeri lo chiariscono: nel 2013 gli investimenti si sono attestati a 5,6 miliardi, scesi del 10% sul 2012, ma mantenendo negli anni la stessa incidenza sul fatturato (16%). «Puntiamo a far passare al Paese, al Governo, al Parlamento un messaggio: se la filiera va male – ha aggiunto Avenia – il problema non è delle tlc, ma dell’intero Paese».
Se questo è l’assunto di partenza, le cifre non fanno stare tranquilli: i ricavi sono scesi del 17% in cinque anni e del 7% solo nel 2013 (l’anno peggiore dal 2008) trascinati dal -10% dei ricavi degli operatori (34,5 miliardi fra fisso e mobile). Particolarmente male (-14%) i ricavi della rete mobile, pagando dazio alla guerra dei prezzi, ma anche al crollo degli sms (-19%). Crescono invece i ricavi da terminali (+12% a 4,5 miliardi), spinti dagli smartphone. Infine, gli occupati sono scesi del 2% a 124mila unità. Dato negativo anche questo, ma che si confronta con un -13% di ricavo medio per Fte: flessione, quindi, non ribaltata sul versante occupazionale.
Proprio sulla tematica lavoro ha puntato l’ad di Telecom Marco Patuano, sottolineando l’esigenza di «ringiovanire» la forza lavoro e proponendo un nuovo utilizzo dei contratti di solidarietà «da immaginare in una logica espansiva per permettere di assumere giovani».Un’esigenza che si aggiunge a quella di aumentare la produttività, grazie anche a una «formazione mirata» per la quale però serve «eliminare alcuni vincoli alle valutazioni individuali dei dipendenti». Sollecitazioni cui Massimo Cestaro (Slc Cgil), Vito Vitale (Fistel Cisl) e Salvo Ugliarolo (Uilcom) si sono detti favorevoli e pronti a lavorare.
«Serve velocità e certezza del diritto per gli investimenti», ha detto dal canto suo Pietro Guindani, presidente di Vodafone Italia, sottolineando che «a 18 mesi di distanza dal decreto Crescita 2.0 siamo ancora in attesa dei decreti attuativi sulla norma sui campi elettromagnetici, indispensabili per le reti 4G». Bene, ha aggiunto, lo Sblocca Italia sul credito d’imposta per l’ultrabroadband, ma con l’auspicio «che i decreti attuativi arrivino in tempi brevi».
Allo stesso modo, più volte durante il Forum è stato sollevato il problema del decreto scavi per la posa della fibra di cui mancano le linee guida. Ma l’analisi è andata anche più in là, nel gap infrastrutturale e culturale in Italia. Dove la copertura a banda larga (a 2 Mbps) è anche superiore alla media europea (99% delle abitazioni contro il 97%), ma con penetrazione (23%), inferiore al 30% di media Ue. Per copertura e penetrazione il ritardo c’è anche nell’ultrabroadband. «Ci sono tanti dati – ha spiegato l’ad di Fastweb, Alberto Calcagno – che dimostrano un gap culturale forte. Affrontare questo problema e investire nella digitalizzazione della Pa sono a questo punto elementi chiave».

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