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Tlc, stop del Consiglio di Stato ai rimborsi per i «28 giorni»

Nessuna buona sorpresa sotto l’albero per gli utenti delle compagnie telefoniche che attendevano i rimborsi per la vexata quaestio delle fatturazioni a 28 giorni.
A dare questo dispiacere natalizio ai consumatori – ma per le telco si tratta di un sospiro di sollievo non da poco – è il Consiglio di Stato che ha accolto la richiesta delle società di tlc di congelare i rimborsi per le bollette a 28 giorni. Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb non dovranno quindi rimborsare gli utenti entro il prossimo 31 dicembre per le bollette emesse a 28 giorni. Il Consiglio di Stato ha in sostanza disposto la sospensiva, come richiesto dalle società telefoniche, delle sentenze del Tar del Lazio che il mese scorso avevano confermato l’obbligo dei rimborsi entro fine anno. Il tutto in attesa del deposito delle motivazioni fino al 31 marzo: tre mesi ritenuti «congrui». Poi si arriverà al merito e a un contenzioso amministrativo che continuerà, ma nel frattempo la sospensiva ha messo in stand-by le misure ripristinatorie scatenando, come prevedibile, una reazione veemente da parte delle associazioni dei consumatori. «Una vergogna nazionale!» ha commentato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
Di certo, va alle compagnie telefoniche questa mano di una partita serratissima. Breve cronistoria: a marzo 2017 con la delibera 121/17/CONS Agcom è intervenuta per vietare la fatturazione a 28 giorni nelle offerte sul fisso e convergenti. La delibera dava 90 giorni per mettersi in regola, passati invano. A dicembre l’Autorità interviene per multare le compagnie imponendo loro anche lo storno delle somme tratte dai giorni “erosi” rispetto alla fatturazione che sarebbe dovuta tornare mensile dal 23 giugno 2017. Intanto una legge nazionale da fine dello scorso anno ha messo sostanzialmente fuori gioco le fatturazioni a 28 giorni, con obbligo per le compagnie – che nel frattempo avevano fatto ricorso al Tar – di tornare alla fatturazione mensile in un periodo fra il 24 marzo e il 5 aprile.
A intervenire nel frattempo è l’Antitrust con un provvedimento cautelare del 21 marzo poi confermato con cui ha intimato alle 4 compagnie telefoniche di bloccare gli aumenti che nel frattempo erano diventati operativi. In sostanza le telco avevano deciso di tornare alle fatturazioni mensili, ma mantenendo il livello di prezzo già “acquisito” con il passaggio ai 28 giorni, garantendosi quindi prezzi saliti dell’8,6 per cento. Antitrust interviene, non indica la tariffa ma ritiene che ognuno debba rimodulare le proprie tariffe, indipendentemente dagli altri.
Questa la vicenda. Sul cui sfondo restano due nodi non da poco. Da una parte l’indagine Antitrust sull’esistenza di un presunto cartello fra le quattro compagnie. E le multe sarebbero salatissime. Dall’altra c’è – ed è il tema affrontato dal Consiglio di Stato – la questione “rimborsi”. Il Tar a novembre ha cancellato le prime multe (quelle da 1,160 milioni ciascuno), ma non le misure ripristinatorie stabilite da Agcom. Lì si annida un possibile conto da centinaia di milioni. Vero è che la stessa Agcom ha stabilito, volendolo spiegare in estrema sintesi, che possono esserci misure diverse dallo sconto in bolletta se concordate con il cliente. Fastweb, per esempio, sta regalando il servizio Wow Space per chi lo attiva entro gennaio (spazio illimitato su cloud per caricare foto, musica o altri file del cellulare). Per ora il Consiglio di Stato ha fermato le lancette.

Andrea Biondi

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