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Tlc, piano per la newco rete

di Carmine Fotina

Partita aperta sul "tesoretto" per le tlc. Il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani non ha dubbi: quasi 800 milioni, un quinto dell'incasso totale dell'asta per le frequenze, vanno reinvestiti subito nella società mista per la rete a banda larga di nuova generazione. Il problema, però, è che dagli stessi operatori di telecomunicazione, che dovrebbero essere al centro del progetto, giunge la richiesta di investire le risorse in altro modo. Con il rischio di non trovare un'intesa entro il varo del decreto crescita.

I tempi sono stretti. Romani vorrebbe inserire la norma, praticamente già scritta, nel Dl che dovrebbe arrivare la prossima settimana al Consiglio dei ministri. Un modo per sbloccare il dossier della società della rete, in stallo da mesi, e per scongiurare eventuali blitz dell'Economia sulla destinazione del "tesoretto". L'asta per le frequenze destinate alla banda larga mobile si è appena conclusa con un incasso di quasi 4 miliardi, un risultato largamente superiore alle attese della vigilia. Di questa torta, 2,4 miliardi dovranno andare al miglioramento dei saldi di finanza pubblica, la quota eccedente dovrà essere divisa in parti uguali: metà nella disponibilità sempre del Tesoro, per le misure di stabilità finanziaria; metà al ministero dello Sviluppo per misure a favore del settore delle comunicazioni elettroniche. A conti fatti Romani punta a blindare 772 milioni che, considerata la rateizzazione del pagamento delle frequenze, saranno disponibili solo dalla seconda metà del 2012 in cinque rate annuali di pari importo. L'obiettivo è destinare queste risorse alla capitalizzazione e alle spese di gestione della società della rete, che sarebbe aperta a soggetti pubblici e privati. Il ministero dello Sviluppo coordinerebbe un "progetto Paese" mettendo a segno un colpo che ne accrescerebbe il peso specifico: le azioni statali sarebbero attribuite al Tesoro, ma il Mise eserciterebbe i diritti dell'azionista e nominerebbe il presidente e la maggioranza dei componenti degli organi sociali. L'obiettivo, una volta conquistati capitali privati, sarebbe l'uscita dello Stato con condizioni di disinvestimento che stabilirebbe un decreto del Mise, sentito il ministero dell'Economia.

Il dialogo con gli operatori di tlc proseguirà in queste ore. Differenti i giudizi anche se, dopo mesi di discussioni al tavolo Romani, va registrata una freddezza generale sul progetto della società mista. Le compagnie, che nel caso dei "mobili" Tim, Vodafone, Wind e H3g, hanno anche investito sulle frequenze, sembrano guardare in altre direzioni. Le idee prevalenti sono un intervento per eliminare il digital divide nei distretti industriali o nei Comuni più periferici, non necessariamente con una società mista, e potenziare le reti mobili investendo sul cosiddetto backhauling. Ha fatto solo capolino invece l'idea di incentivi alla domanda, ad esempio per gli smartphone. Nei giorni scorsi anche Adusbef e Federconsumatori hanno chiesto un passo indietro sulla banda ultralarga per concentrarsi sul semplice digital divide. Sembrano invece già essere state bocciate dall'Economia altre due proposte del Mise: riduzione dal 21 al 10% dell'Iva sulle opere civili adibite a ospitare cavi in fibra ottica e abolizione degli oneri Tosap e Cosap nelle aree in divario digitale.

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