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Tlc, l’Europa dice addio al roaming

Il Parlamento europeo, riunito ieri in sessione plenaria qui a Strasburgo, ha approvato in ultima lettura il progetto legislativo che imporrà l’abolizione nel giugno 2017 delle tariffe di roaming, in altre parole dei sovrapprezzi che le società di telefonia mobile applicano quando l’utente si trova all’estero. La misura, attesa da anni, era stata presentata dalla Commissione Barroso e approvata con alcuni cambiamenti dai Ventotto.
Il provvedimento prevede che dal 15 giugno 2017 chi viaggerà nei paesi dell’Unione con il proprio cellulare pagherà quanto a casa propria per quanto riguarda le telefonate, l’invio di messaggi di testo e l’uso di Internet. L’iniziativa rientra nel tentativo dell’esecutivo comunitario di completare il mercato unico. «I sovrapprezzi» finora applicati dalle società telefoniche «sono una tassa sulla libera circolazione delle persone», ha detto Pilar del Castillo Vera, una eurodeputata popolare spagnola.
Dal canto suo, l’eurodeputata socialista italiana Patrizia Toia ha fatto notare che «è stato il Parlamento a imporre ai governi la data del 2017 per la fine del roaming». Per venire incontro alle aziende del settore, il testo prevede una fase transitoria. Dal 30 aprile 2016, i sovrapprezzi non possono eccedere 0,05 centesimi per le telefonate in uscita, 0,02 centesimi per i messaggi di testo, e 0,05 centesimi per ogni megabyte di Internet. Il tetto per le telefonate in entrata verrà decisa nel corso dell’anno.
Una associazione non governativa di difesa dei consumatori, nota con l’acronimo Beuc, ha fatto notare ieri in un comunicato da Bruxelles che la fine effettiva del roaming dipende in ultima analisi dalla riforma del mercato all’ingrosso della telefonia mobile in Europa, vale a dire delle connessioni tra i diversi operatori europei. «Si tratta di una iniziativa che rischia di non essere portata a termine in tempo», ha avvertito l’organizzazione senza scopo di lucro.
Sempre ieri, il Parlamento europeo ha approvato un altro atteso provvedimento legislativo, questa volta per difendere la neutralità di Internet (net neutrality, in inglese). Da ora in poi, vi sarà il divieto da parte dei fornitori telefonici di bloccare o di rallentare l’accesso ad alcuni servizi, rispetto ad altri. L’obiettivo è di imporre alle società di trattare il traffico sulla Rete nello stesso modo, senza avvantaggiare alcuni contenuti rispetto ad altri.
La riforma comporta alcune eccezioni, rispetto a una iniziativa simile negli Stati Uniti, tanto da essere stata criticata dagli attivisti della Rete. Il provvedimento consente ai fornitori di Internet di firmare intese particolari, garantendo volta per volta particolari qualità (negli interventi chirurgici o nelle teleconferenze). Ciononostante, l’eurodeputata del Castillo Vera si è detta convinta che la riforma eviterà la presenza di «un Internet a due velocità».

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