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Tlc, la rete unica è più vicina Accordo Tim-Kkr

MILANO — Il fondo americano Kkr è a un passo dall’accordo per rilevare una quota di minoranza della rete secondaria di Telecom Italia, quella in rame e fibra che dall’armadietto in strada entra nelle case di tutti gli Italiani. Un’operazione che potrebbe essere il preludio verso un accordo più grande, ovvero quello che porterà l’Italia a dotarsi di una rete unica in fibra grazie al coordinamento della Cassa Deposti e Prestiti.
Dopo le parole del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, anche il premier Giuseppe Conte avrebbe usato le vie diplomatiche per confermare l’apertura del governo all’investimento di uno dei maggiori fondi infrastrutturali americani in Fibercop, il nome dato da Tim alla sua rete. Lo scorso 4 agosto, il governo italiano avevano chiesto a Telecom Italia di sospendere la vendita di una quota di minoranza della propria rete, in attesa di trovare un accordo più ampio sulla rete unica. Quella, per intenderci, che nascerebbe mettendo insieme tutta la rete di Telecom con Open Fiber, società della fibra controllata al 50% da Enel e Cdp. Nonostante le rassicurazioni per vie ufficiose mancavano quelle ufficiali, giunte nelle ultime ore dal governo a Kkr. A questo punto, nonostante come da prassi Telecom debba sottoporre la cessione di una quota di minoranza di una rete sensibile alla esame preventivo della procedura golden power , appare improbabile che il governo blocchi l’operazione. Anzi, non è neppure detto che prima che lo scorporo di Fibercop venga perfezionato, si giunga a un accordo più esteso sulla rete unica.
In passato, l’ingresso del fondo Kkr in Fibercop veniva visto come un possibile ostacolo per una negoziazione più allargata tra tutte le parti coinvolte: da un lato Tim e i suoi azionisti (tra cui la francese Vivendi con il 23,9% del capitale e Cdp al 9,9%) e dall’altra Open Fiber e i suoi soci di co-controllo (Enel e Cdp). Ora, invece, l’operazione si può fare senza pregiudicare il buon esito di una trattativa che va avanti nonostante le diverse visioni strategiche della politica, vale a dire del Pd e del M5S, che peraltro sarebbero divisi anche al loro interno sull’opportunità o meno di creare una rete unica di nuova generazione che sia verticalmente integrata. Nei prossimi giorni, l’ad della Cdp Fabrizio Palermo, e quello di Tim Luigi Gubitosi, dovrebbero incontrarsi per vedere se è possibile trovare una quadratura del cerchio che tenga conto sia dell’interesse di una grande azienda privata, sia del Paese che ha bisogno di ridurre il suo divario digitale con il resto dell’Europa e che in proposito potrebbe usare le risorse messe a disposizione del Recovery fund. Gubitosi – in un’intervista a Repubblica – aveva dichiarato di essere pronto a trattare a condizione di non perdere la maggioranza della società della rete che nascerebbe dalla fusione, dato che la rete Tim, per quanto obsoleta, è molto più grande e capillare di quella di Open Fiber. E in proposito fonti finanziarie riferiscono che la Cdp in queste ore sarebbe riuscita a ottenere da Telecom importanti conquiste sul lato della governance.
Il percorso che potrebbe portare alla rete unica è lungo e non primo di ostacoli, ma ora che l’operazione Kkr- Fibercop ha avuto l’ok del governo, si inizia a intravedere la possibilità di siglare una lettera d’intenti che metta d’accordo tutti gli interessi in gioco. Intanto, come preannunciato, il 31 agosto il cda di Tim dovrebbe dare il via libera all’operazione Kkr che apporterà nelle casse di Telecom 1,8 miliardi di euro. Se questo è il quadro complessivo che ha sullo sfondo l’obiettivo di una rete unica, Cdp potrebbe investire al fianco del fondo Usa e di Fastweb, rilevando una partecipazione anche in Fibercop. La mossa sarebbe infatti un passo in avanti per poi fare quello successivo insieme a Open Fiber sotto la regia della Cdp.
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