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Tlc, energia, finanza: in 17 decreti la linea soft sul golden power

La rete 5G, i servizi di cybersecurity, i semiconduttori, le batterie per l’accumulo di energia, i servizi finanziari, la siderurgia, i componenti meccanici. Nei 17 decreti di esercizio del «golden power» fin qui adottati dal Governo Draghi c’è un compendio delle tecnologie e dei settori considerati a più alto livello di criticità, un elenco influenzato anche dai nuovi scenari economici internazionali disegnati dalla pandemia se si considerano, ad esempio, la crisi dei chip o i rincari dell’acciaio.

Dalla ricognizione del Sole 24 Ore, effettuata sulla base dei Dpcm (decreti della Presidenza del consiglio dei ministri) presentati in Parlamento dal 26 febbraio al 2 agosto 2021, emerge comunque un’impostazione “soft”: nei casi di applicazione dei poteri speciali, per 16 volte l’esecutivo si è limitato ad autorizzare l’operazione condizionandola al rispetto di alcune prescrizioni. Solo per un dossier si è esercitato il veto, bloccando nel settore della microelettronica l’acquisizione della brianzola Lpe da parte della cinese Shenzhen Inveland Holdings.

Gli interventi vanno letti in un arco temporale abbastanza ampio, nel senso che in alcuni casi si tratta di provvedimenti che concludono istruttorie avviate dal gruppo di coordinamento interministeriale che opera a Palazzo Chigi anche diversi mesi prima, quando in carica c’era il precedente esecutivo. Ad ogni modo sembra esserci continuità con il Governo Conte-2 e la linea italiana in materia di asset strategici è improntata alla filosofia della riduzione dei rischi attraverso prescrizioni e condizioni anziché all’opposizione tranchant. In particolare, in un periodo raffrontabile con quello esaminato per il Governo Draghi, cioè sette mesi, gli interventi del Conte-2 erano stati 10, saliti a 40 nell’intera durata dell’esecutivo, tra il 5 settembre 2019 e il 13 febbraio 2021. Con un unico veto, tra l’altro in una formula superabile con alcuni adempimenti, relativo alla fornitura 5G del gruppo cinese Huawei a Fastweb.

Tutti e dieci i Dpcm firmati da Conte nei primi sette mesi, anche a causa dell’accumulo di notifiche che andavano in scadenza, avevano riguardato il 5G. Più varia la mappa del primo periodo Draghi. L’ultimo Dpcm in ordine di tempo (29 luglio) riguarda l’ok all’Opa su Retelit di Marbles, holding che fa capo al fondo spagnolo Asterion, con alcune prescrizioni tra cui la presenza stabile sul territorio nazionale delle funzioni di gestione e sicurezza delle reti che, con ampiezza ultralarga di banda, fanno viaggiare dati sensibili. Andando a ritroso (14 luglio) troviamo le prescrizioni, relative a garanzie sulle attività svolte in Italia, per la cessione da parte del gruppo francese Engie alla taiwanese Tcc del 60,5% di Engie Eps, attiva nello stoccaggio di energia e, tra le altre cose, socia di Stellantis nella società Free2Move eSolutions per la mobilità elettrica e aggiudicataria di una gara indetta da Terna. Ok con condizioni sulle attività in Italia anche per la cessione di Selta – storica azienda di tlc con servizi di rete, cloud e cybersecurity – a Digital Platforms, il cui capitale è detenuto interamente dalla società di diritto lussemburghese La Cambre SCA Sicav Raif. Le preoccupazioni sulla cybersecurity, in riferimento alla filiale italiana, hanno dettato anche il secondo intervento, dopo il primo del precedente Governo, sul passaggio di Rsa Security da Dell al private equity.

L’elenco prosegue con il settore finanziario e le autorizzazioni condizionate che hanno riguardato Cerved (gestione dati sul rischio di credito delle imprese, sotto Opa da parte di Castor Bidco) e l’ingresso nella società italiana che si occupa di pagamenti digitali Satispay da parte della cinese Tencent e dell’americana Square, vincolato ad impegni sulla conformità al regolamento europeo Gdpr sulla privacy e al processo manageriale. C’è ovviamente ampia traccia di 5G, con gli interventi che hanno riguardato forniture – perlopiù di Huawei, Zte e Askey – a Fastweb, Linkem e Vodafone, mentre è inedito il provvedimento sulla siderurgia relativo all’acquisizione della valtellinese Siderval, produttrice di profili speciali in acciaio e titanio, da parte della svizzera Montastahl. È rientrata nel perimetro strategico in virtù delle forniture a tutto campo nei sistemi di trasmissione meccanica (con applicazioni dall’energia alla chimica-farmaceutica) anche l’attività in Italia della Flender, ceduta dalla Siemens al fondo Carlyle.

Le notifiche da parte delle società continuano a confluire numerose a Palazzo Chigi, seguendo il trend del 2020 quando erano più che quadruplicate: 341 rispetto alle 83 del 2019. È in buona parte l’effetto dell’allargamento del perimetro del golden power, realizzato con più provvedimenti anche con la parziale giustificazione della crisi da Covid. Tra le modifiche, oltre all’incremento dei settori considerati strategici, fin qui a pesare più di tutte è stata certamente l’estensione dell’esame di Palazzo Chigi anche agli acquisti da parte di investitori europei nel caso di partecipazioni di controllo, una misura straordinaria al momento prorogata fino al 31 dicembre 2021.

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