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Titolo volatile in Borsa dopo l’avvio del piano correttivo anti-deficit

Seduta volatile in Piazza Affari per Mps all’indomani della decisione sull’aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro per fare fronte alle richieste della Bce dopo gli stress-test. Rocca Salimbeni ha chiuso la seduta con una flessione del 3,62% a 0,66 euro dopo un avvio di seduta cauto e diversi stop anche al rialzo. Passati di mano quasi 204 milioni di pezzi in linea con la seduta del giorno prima e ben al di sopra dei 135 milioni della media degli ultimi 30 giorni. Mercoledì sera la banca ha annunciato il contenuto del piano correttivo per coprire il deficit di 2,1 miliardi messo in evidenza dagli esami Bce. Un capital plan che prevede un aumento di capitale da 2,5 miliardi già garantito da un pool di banche, la cessione di asset per 22o milioni di euro (tra cui Consum.it e alcune tranche di cartolarizzazioni in bilancio) e una richiesta di una riduzione del deficit pari a 390 milioni (l’ammontare pari alla differenza positiva tra gli utili operativi stimati per l’anno 2014 e gli stessi stimati nello scenario avverso). Ieri intanto il mercato ha cominciato a ragionare sui numeri di una ricapitalizzazione che scatterà tra maggio e giugno 2015, a seguito della quale avverrà il rimborso integrale e in anticipo della parte residua dei Monti-bond (1,07 mld) ancora nel portafoglio della banca. Ieri intanto Unicoop Firenze ha reso noto di essere uscita completamente e «definitivamente« da Mps. A spiegarlo è stato il presidente del Comitato di gestione della cooperativa Golfredo Biancalani, che ha «Per noi – ha detto – Mps é un capitolo chiuso, siamo usciti nel secondo semestre 2013 ed é una scelta definitiva». Unicoop Firenze, sotto la presidenza di Turiddo Campaini, che é stato anche vicepresidente della Banca, era arrivata a detenere oltre il 3% del Monte, riducendo poi via via la quota fino all’1,7%. Sempre ieri infine, con una nota unitaria i coordinamenti sindacali del Monte dei Paschi di Siena, DirCredito, Fabi, Fiba Cisl, Fisac Cgil, Sinfub, Ugl, Uilca, ribadiscono la loro opposizione a qualsiasi progetto di fusione della banca senese con altri istituti di credito.

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