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Titoli di solidarietà come i Bot

Sponsorizzazioni tassate con criteri forfettari che non costituiscono entrate da attività commerciali; la nascita dei titoli di solidarietà, ovvero strumenti di finanziamento emettibili a favore di enti del terzo settore, assimilati per tassazione ai titoli di stato. Ma non solo.
Introduzione di un contraddittorio preventivo tra ente e Agenzia delle entrate per definire preventivamente la tipologia di attività che l’associazione realizza, in modo da conoscere le agevolazioni usufruibili. Questi alcuni dei punti salienti emersi dall’incontro «La fiscalità degli enti del terzo settore alla luce della riforma» organizzato ieri da Ubi Banca per illustrare le principali novità fiscali introdotte dalla nuova legge, di cui si attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale degli ultimi tre decreti attuativi.

Sponsorizzazioni. Bisognerà attendere gli ultimi decreti attuativi per veder definito appieno il quadro delle sponsorizzazioni a favore degli enti del terzo settore, in particolare verso quali tipologie di organizzazioni. Da quanto emerso dal tavolo organizzato ieri da Ubi Banca, le sponsorizzazioni saranno tassate con criteri forfettari e non entreranno nel computo delle attività commerciali che, se superano quelle non commerciali, comportando lo sforamento di uno dei criteri che definisce un’associazione come ente del terzo settore o similare, ovvero la prevalenza del fine sociale su quello, appunto, commerciale.

Titoli di solidarietà. La riforma introduce questi particolari strumenti di finanziamento, che possono essere delle obbligazioni non subordinate e non convertibili né scambiabili, con scadenza non inferiore a 36 mesi, oppure dei certificati di deposito con scadenza non inferiore ai 12 mesi. La riforma prevede che questi titoli siano soggetti allo stesso regime fiscale previsto per i titoli di stato (12,5%) e che siano emessi da istituti di credito, che dovranno destinare una somma pari all’intera raccolta a impieghi a favore degli enti del terzo settore. Gli emittenti dovranno comunicare al ministero del lavoro entro il 31/03 di ogni anno l’ammontare delle emissioni, le erogazioni liberali, gli importi erogati e le operazioni di finanziamento.

Social Bonus. Sarà previsto un credito di imposta pari al 65% delle erogazioni liberali in denaro fatte da persone fisiche, oltre che uno del 50% delle erogazioni fatte da associazioni e società in favore degli enti del terzo settore che hanno presentato un progetto per sostenere il recupero degli immobili pubblici inutilizzati e dei beni mobili e immobili confiscati alla criminalità. Inoltre, previsti crediti di imposta per persone fisiche ed enti non commerciali nel limite del 15% del reddito imponibile e ai titolari di reddito di impresa nel limite del 5 per mille dei ricavi. Il suddetto credito, è ripartito in tre quote annuali di pari importo e non rileva ai fini Ires e Irap.

Detrazioni e deduzioni. Sarà usufruibile un insieme di detrazioni e deduzioni nei confronti delle erogazioni liberali effettuate da soggetti nei confronti di organizzazioni che svolgono come attività principale un’attività legata all’interesse comune, piuttosto che una commerciale. Per le persone fisiche, è prevista una detrazione dell’imposta lorda del 30% degli oneri sostenuti dal contribuente per erogazioni liberali a favore di enti del terzo settore non commerciali entro il limite massimo annuo di 30 mila euro. Se rivolta a organizzazioni del volontariato, la detrazione arriva al 35%. Per quanto riguarda enti e società che effettuano erogazioni liberali, è prevista una deduzione dal reddito complessivo delle liberalità in denaro o in natura a favore di enti del terzo settore non commerciali nel limite del 10% del reddito complessivo dichiarato. Con un decreto del ministero del lavoro, in concerto con il Mef, saranno individuate le tipologie di beni in natura che danno diritto alla detrazione o alla deduzione e verranno stabiliti i criteri e le modalità di valorizzazione delle corrispondenti liberalità. Infine, verranno utilizzati nuovi criteri per definire se un’impresa può essere considerata aderente al mondo sociale, in modo da usufruire delle agevolazioni previste e poter entrare nel nuovo codice del terzo settore, introdotto dalla riforma. In merito alla distinzione tra attività commerciali e non, elemento cardine della definizione, per quanto riguarda i costi non sarà più utilizzato il criterio di competenza ma piuttosto il criterio del costo effettivo, in quanto nel vecchio criterio non figuravano delle voci di costo fondamentali, come il costo del lavoro.

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