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Titoli pubblici al fondo salva-Stati. Merkel apre alla proposta di Monti

NEW YORK— Raccoglie le prime caute aperture la proposta di Mario Monti di mobilitare il fondo salva-Stati per comprare titoli del Tesoro italiani e spagnoli. E’ un piccolo ma apprezzabile risultato del G20. Il clima di Los Cabos, con la pressione esercitata dal “resto del mondo” (Usa e Brics) nei confronti della Germania, sembra avere sortito questo risultato. E’ in quel vertice che Monti aveva lanciato la sua idea: usare subito le risorse dell’European Financial Stability Facility (Efsf), poi quelle dell’European Stability Mechanism che subentrerà da luglio, per effettuare acquisti sui mercati che facciano calare i tassi spagnoli e italiani (ieri lo spread Btp-Bund è sceso a 415). La proposta aveva raccolto subito l’adesione convinta di François Hollande: «E’ giusto che paesi più virtuosi come l’Italia possano finanziare il proprio debito sovrano a tassi inferiori rispetto ai paesi che non hanno fatto gli stessi sforzi». Meno scontata, da ieri è arrivata una parziale apertura — quantomeno una non-bocciatura — da parte di Angela Merkel. Dopo avere precisato che questi interventi di Efsf ed Esm «non sono in discussione nell’immediato
», ha aggiunto però che «c’è la possibilità che questo avvenga». Più netta l’approvazione da parte di un autorevole esponente della Bce, Benoit Coeuré, il membro del consiglio esecutivo che è responsabile per gli interventi sui mercati. Coeuré ha definito «un mistero» il fatto che i governi non ci abbiano pensato prima, visto che lo statuto dei fondi salva-Stati prevede esplicitamente che possano comprare bond dei paesi membri. Visto che la Bce è tenuta a dare il suo parere, Coeuré ha anticipato che sarebbe probabilmente positivo. Resta però una corrente di scetticismo, espressa dalla stessa Commissione Ue, che pure fu favorevole fin dalla nascita dei fondi salva-Stato ad attribuirgli la facoltà di comprare titoli di Stato sui mercati. La Commissione sembra dubbiosa, però, adesso che si tratta di utilizzare quelle risorse per aiutare “pezzi grossi” come l’Italia e la Spagna. «Stiamo parlando di aspirine — ha detto un portavoce di Bruxelles — cure palliative che alleviano il dolore ma non affrontano le cause di fondo». Dietro queste riserve affiora il timore che le risorse dell’Efsf e del suo successore Esm siano insufficienti. Resterebbero 400 miliardi di euro a disposizione, a fronte di una montagna di titoli pubblici italiani e spagnoli dell’ordine di 2.600 miliardi. Per i mercati, un punto di riferimento in positivo è l’azione della banca centrale svizzera: quando ha deciso di bloccare la rivalutazione del suo franco, la Svizzera ha annunciato che era pronta a stamparne quantità illimitate per comprare
euro: né la Bce né i fondi salva-Stati sembrano dotati di una simile determinazione, perché non avrebbero il nulla osta dalla Germania.
Ieri anche la Federal Reserve americana è stata meno “decisionista”
di quel che speravano i mercati. La banca centrale Usa, al termine di una riunione molto attesa, si è limitata a un annuncio di modesta portata: continuerà la sua Operazione Twist, nome in gergo (ispirato
a un ballo popolare negli anni 60) che consiste nell’acquisto di titoli pubblici di durata lunga, per mantenere basso il costo del denaro prestato a imprese e consumatori. I mercati avrebbero voluto qualcosa
di più. Wall Street sperava che il presidente della Fed Ben Bernanke avrebbe riesumato uno strumento più potente, il “quantitative easing” già sfoderato nel 2009 e 2010, cioè acquisti massicci di titoli pubblici che equivalgono a pompare liquidità. Bernanke ha indicato tuttavia che la banca centrale Usa potrebbe fare di più, se peggiorasse ulteriormente la situazione sotto il peso di due minacce: la crisi dell’eurozona, e una possibile paralisi di bilancio a Washington quando a fine anno democratici e repubblicani si scontreranno sul nuovo limite del debito. La Fed è già costretta a rivedere in negativo le sue previsioni sulla crescita americana: quest’anno l’aumento del Pil dovrebbe situarsi fra +1,9% e +2,9%, un risultato certo assai migliore dell’eurozona, ma mezzo punto in meno rispetto alle previsioni precedenti. Crescita Usa debole anche nel 2013, fra il 2,2 e il 2,8%, sempre che nel frattempo altri incidenti non costringano a ulteriori
ritocchi all’ingù.

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