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Titoli, l’intenzione è spartiacque

È la volontà della direzione aziendale a determinare la corretta classificazione di titoli e partecipazioni nello stato patrimoniale del bilancio d’esercizio: le versioni definitive dei nuovi principi contabili dedicati ai titoli (l’Oic 20) e alle partecipazioni e azioni proprie (l’Oic 21) sottolineano il ruolo centrale del cosiddetto management intent, sia in sede di prima iscrizione sia nell’ipotesi di successivo cambio di destinazione, in merito alla collocazione degli investimenti in strumenti finanziari fra l’attivo immobilizzato piuttosto che in quello circolante. Novità anche in tema valutativo e con riferimento agli obblighi informativi: i documenti forniscono chiarimenti sulle modalità di determinazione del costo degli strumenti finanziari immobilizzati e riformulano, coordinandola con il dettato dell’art. 2427-bis c.c., la disclosure da offrire in nota integrativa.

La destinazione del titolo. La corretta classificazione in bilancio degli strumenti finanziari, in particolare di titoli e partecipazioni, non è una mera questione accademica: dalla loro allocazione discende, infatti, il criterio (o, nel caso d’interessenze in controllate o collegate, i criteri vista l’operatività dell’equity method) utilizzabile per la loro valutazione. La giusta classificazione è quindi strumentale alla corretta stima del reddito dell’esercizio e del connesso capitale di funzionamento: un errore, in altri termini, può determinare una diversa performance di periodo. Senza considerare, poi, che la tassonomia civilistica ha piena valenza anche ai fini tributari.

L’art. 2424-bis c.c. dispone che «gli elementi patrimoniali destinati a essere utilizzati durevolmente devono essere iscritti tra le immobilizzazioni»: per i titoli e le partecipazioni, stiamo citando rispettivamente i paragrafi 14 e 7 degli Oic 20 e 21, la destinazione a permanere durevolmente nel patrimonio aziendale deve essere riscontrata, nel rispetto delle caratteristiche degli strumenti, nella volontà della direzione aziendale oltre che nell’effettiva capacità della società di detenerli per un periodo prolungato di tempo. A riprova della centralità del management intent, sono proprio i nuovi principi contabili a sottolineare come una medesima specie di titoli possa essere allocata in parte a investimento duraturo, da iscriversi nell’attivo immobilizzato, in parte alla negoziazione, da iscriversi nell’attivo circolante, in relazione alle strategie aziendali.

È opportuno che la volontà della direzione aziendale, in particolare laddove l’investimento risultasse significativo, risulti per iscritto da verbali del consiglio d’amministrazione o da documenti del top management che ne traccino compiutamente contenuto, obiettivi e strategie. Nel caso di partecipazioni si dovrà tenere comunque conto, infine, della presunzione posta dal secondo comma dell’articolo citato, secondo cui le interessenze in altre imprese che consentono di esercitare almeno un quinto dei voti dell’assemblea ordinaria (un decimo per le azioni quotate in mercati regolamentati) si presumono, salvo prova contraria, immobilizzazioni.

La determinazione del costo. I nuovi documenti forniscono chiarimenti sulle modalità di determinazione del costo degli strumenti finanziari immobilizzati. Un primo aspetto che potrebbe disorientare, conseguenza di un approccio al problema valutativo derivato dagli Ifrs, consiste nell’individuazione di due momenti estimatori: la rilevazione iniziale, ossia la valorizzazione al momento d’ingresso dei valori nel sistema informativo-contabile; la valutazione successiva, ossia la stima periodica generalmente in sede di bilancio d’esercizio.

Il criterio di riferimento, salvo applicazione del metodo del patrimonio netto, è quello del costo: si tratta, come sottolineato dai paragrafi 24 e 18 degli Oic 20 e 21, di quello d’acquisto comprensivo, però, degli oneri accessori ossia i costi d’intermediazione bancaria e finanziaria, le spese di consulenza di diretta imputazione (anche per la predisposizione dei relativi contratti o la realizzazione di studi di fattibilità o convenienza), commissioni, spese e imposte di bollo; bisogna escludere dal costo, infine, il rateo sulla cedola d’interessi maturata al momento dell’acquisto.

In merito alla determinazione del costo in sede di valutazione successiva, i nuovi principi contabili chiariscono come questo debba intendersi di default come specifico: si dovrà quindi attribuire a ciascun titolo o partecipazione l’onere specificamente sostenuto per il suo acquisto. Viene ammesso tuttavia, vista la loro generale fungibilità, il ricorso a uno dei metodi approssimanti di cui al numero 10 dell’art. 2426 c.c.: il metodo della media ponderata, quello «primo entrato, primo uscito» (Fifo) o quello «ultimo entrato, primo uscito» (Lifo).

Il cambio di destinazione. Titoli e partecipazioni, durante il loro periodo di possesso, possono essere oggetto di una diversa destinazione economica rispetto a quella originariamente prevista dalla direzione aziendale. Una partecipazione acquisita, per esempio, per suggellare un accordo di collaborazione industria di medio termine potrebbe essere riqualificata nell’attivo circolante qualora venga meno l’interesse alla sinergia con la partecipata. In tali fattispecie, peraltro presumibilmente rare e mai giustificabili da politiche di bilancio, si pone il problema del passaggio contabile fra le due classi coinvolte.

Il trasferimento dello strumento finanziario dall’immobilizzato al circolante deve essere rilevato in base al costo, eventualmente rettificato per le perdite durevoli di valore; il trasferimento da quest’ultima classe alla prima, invece, va rilevato in base al minore fra il costo e il valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato. Va da sé che al termine del periodo amministrativo si procederà alla valutazione del titolo o della partecipazione con il criterio previsto per la sua nuova classificazione; il cambio di destinazione, tanto in termini di motivazione quanto per criteri valutativi ed effetti sulla performance, sarà commentato in nota integrativa.

Con riferimento, infine, all’informativa relativa ai titoli e alle partecipazioni segnaliamo la riformulazione della disclosure da offrire in nota integrativa e, per le interessenze immobilizzate, nella relazione sulla gestione: i nuovi principi contabili elencano e razionalizzano le informazioni da offrire coordinando, nel contempo, le richieste degli artt. 2427, 2427-bis e 2428 c.c.

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