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Titoli esecutivi, la sentenza in contumacia non è sufficiente

Non basta una sentenza contumaciale di livello nazionale per far valere un titolo esecutivo in altri Paesi europei. Lo ha stabilito ieri la Corte europea di giustizia, con la sentenza C-511/14, con la quale ha precisato «che la procedura di certificazione di una decisione giudiziaria quale titolo esecutivo europeo deve necessariamente ricevere una qualificazione autonoma rispetto alle norme processuali dei singoli Paesi membri». Il caso riguarda la società Pebros Servizi Srl, che aveva ottenuto dal Tribunale di Bologna una sentenza di condanna della Aston Martin Logonda Ltd al pagamento di 18 mila euro. Durante il processo, quest’ultima era stata dichiarata contumace, e pur essendo edotta della pendenza non si era costituita e il processo si è svolto in sua assenza. La sentenza non è stata impugnata e perciò resa definitiva. A questo punto la Pebros ha chiesto di certificare il valore di titolo esecutivo europeo della sentenza di condanna (come prevede il Regolamento 805/2004), per avviare l’esecuzione in un altro Paese Ue. Ma il Tribunale di Bologna ha adito la Corte Ue chiedendo «se la nozione di non contestazione del credito ai sensi della normativa europea debba intendersi in un’accezione svincolata da quella che ne dà il diritto italiano, con la conseguenza che dovrebbe ritenersi non contestato anche il credito portato da una sentenza definitiva di condanna emessa all’esito di un giudizio contumaciale». La sentenza della Corte Ue ha stabilito che «la procedura di certificazione va vista, più che come una vicenda distinta dal processo giurisdizionale che l’ha preceduta (di carattere amministrativo) come l’ultima tappa di tale processo, necessaria al perfezionamento della decisione giudiziale quale titolo esecutivo europeo». E una volta ricevuta una qualificazione autonoma rispetto alle norme processuali dei singoli Paesi membri, la procedura (propria del diritto dell’Unione) «va interpretata soltanto alla luce di tale diritto». E dunque «il rinvio alle norme interne concerne esclusivamente le modalità procedurali di opposizione alle richieste del creditore, e non le conseguenze della contumacia del debitore». Il credito «è da reputarsi incontestato laddove il debitore non faccia nulla per eccepire il fatto che non sia dovuto, non costituendosi, sebbene invitato, con atti scritti o comparendo in udienza».

Paolo Bozzacchi

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