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Titoli di Stato tutti in trincea al 5%

di Angelo Druisiani

Rendimenti fuori dall'ordinario (5% lordo per i Btp da tre anni in su) e un Fisco di riguardo. Ma anche il rischio di una bocciatura da parte delle agenzie di rating, che da mesi tengono sotto controllo i nostri titoli di Stato. Non sono tempi facili, insomma, per i Bot people.
Ma bisogna mettere tutto sulla bilancia per decidere con razionalità. Anche le (poche) buone notizie. Da inizio 2012 l'imposta sostitutiva sui redditi prodotti dagli strumenti finanziari salirà al 20%, ma non su quelli procurati dai titoli di Stato (anche di altri Paesi europei), che restano tassati al 12,5%. Una ragione in più per tornare a scegliere, o per non abbandonare, l'investimento in Bot & C.
L'eventuale brutto voto (cioè la discesa di un gradino nella scala di affidabilità, oggi pari ad AA2 per Moody's), non sarà certo un passaggio piacevole. Ma è da mettere in conto, sapendo che probabilmente gli attuali rendimenti (già elevati) potrebbero già scontare la notizia.
Ripasso
Ecco allora un ripasso generale delle offerte del nostro Tesoro, a cominciare dai Bot che oggi, sospinti dalla bufera, pagano un interesse netto a un anno superiore al 3%. Un alternativa da valutare visto che anche i depositi online vincolati (che sono divenuti i loro più temibili concorrenti) e che riceveranno dalla riforma fiscale uno grosso sconto (l'aliquota scenderà dal 27% al 20%) a un anno offrono in media meno del 3% netto nella maggioranza dei casi.
Se i Bot, grazie alla loro scadenza ravvicinata, non espongono a particolari rischi legati all'andamento dei tassi d'interesse, ben diversa è la situazione dei Btp, perché la presenza di un flusso per interessi stabile per tutta la loro vita (che può durare da tre a trent'anni) li espone al rischio tassi, in particolare quando è atteso un rialzo. In queste occasioni i loro prezzi di mercato tendono a diminuire, con maggiore intensità se la scadenza del titolo è molto lontana.
Solo durate settennali caratterizzano i Cct, i titoli del Tesoro che mutano il valore della cedola, ad ogni pagamento degli interessi. Il loro livello dipende dal rendimento dei Bot semestrali, per le emissioni collocate fino a luglio 2010, mentre il riferimento è il tasso Euribor semestrale per quelli emessi successivamente. Il loro compito è la difesa del patrimonio, quando i rendimenti tendono ad aumentare. Unica scadenza anche per i meno noti ma interessanti Ctz. Il rimborso avviene dopo due anni dalla data di collocamento. A differenza dei Btp o dei Cct, che pagano una cedola ogni sei mesi, il Ctz è uno zero coupon, perché, come i Bot, paga gli interessi in un'unica soluzione, all'atto del rimborso.
Idee
Le quattro tipologie di titoli sono in grado di soddisfare ogni esigenza: chi vuole durate brevi dispone dei Bot e dei Ctz, chi le vuole medie ha i Btp a 3 e 5 anni, chi medio lunghe gli stessi Btp a 10 anni e i Cct a 7, chi infine ama le scadenze più lontane i Btp a 15 e 30 anni. Tutti i titoli del Tesoro italiano godono di un grado d'affidabilità ancora elevato, al di là delle paure che ne hanno caratterizzato gli scambi nel mercato secondario. E che non finiranno tanto presto. Le durate classiche propongono rendimenti molto diversi, che vanno dall'1,30% lordo del Bot trimestrale al 6,64% del Btp trentennale, toccando il 5,59% per la durata decennale.
Chi può investire e aspettare due o tre anni dovrebbe dare uno sguardo al caso dei Cct, vere Cenerentole della crisi. I tassi non saliranno di certo per un po', ma le loro quotazioni sono scese in misura eccessiva, come è accaduto anche ai Btp€i, le cui cedole ed il valore del capitale sono indicizzati al tasso d'inflazione d'area euro escluso il tabacco. La ragione? La Bce ha difeso i prezzi dei titoli a cedola fissa, lasciando al loro destino quelli dei Cct. E questo induce a pensare che, una volta superata questa difficile fase, le quotazioni risaliranno con maggiore velocità di quanto possa accadere per le emissioni a cedola fissa.

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