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Titoli di Stato le occasioni a meno di 100

di Angelo Druisiani

Rendimenti stabilmente alti, prezzi bassi. Così tanto da rendere affollato lo scaffale delle offerte di molti punti inferiori a 100. Basta guardare la tabella: il più «stracciato» è il Ctz, che oscilla intorno a 90. Ma anche tutti i Btp, eccezion fatta per quello che sta scadendo (2012), sono quotati sempre meno della parità. Con rendimenti che superano al 5% lordo per il quinquennale.

Soluzioni

In che modo approfittarne? Rigida sulle posizioni che ne hanno caratterizzato la nascita, la Banca centrale europea non si lascia turbare dal cattivo andamento dell'economia dei Paesi che hanno aderito alla moneta unica. Pur a fronte di prospettive difficili, non ha toccato i tassi al ribasso la settimana scorsa. Le ultime rilevazioni segnalano tensioni nei prezzi: la media dei Paesi dell'area indica il 2,5% d'incremento dell'inflazione, mentre il massimo che la Bce ritiene accettabile è il 2%.

Forse, la severità è eccessiva, se la si confronta con quella di altre banche centrali e con la gravità della situazione. Ma, per ora, è già un successo l'autorizzazione concessa alla Bce all'acquisto di titoli di Stato dei Paesi in difficoltà, in particolare Spagna e Italia. In prospettiva, se la produzione in area euro evidenzierà sintomi di rallentamento unitamente ad un calo anche della dinamica inflazionistica, non si può escludere che nelle riunioni del 3 novembre o dell'8 dicembre prossimi il Direttivo della Bce decida di ridurre almeno parzialmente il livello del tasso ufficiale, fermo all'1,50% dal 7 luglio scorso.

E nei portafogli che cosa succederà? Se non interverranno altre problematiche relative ai debiti pubblici dei Paesi a rischio, i rendimenti dovrebbero marginalmente diminuire. Il calo del grado d'affidabilità del debito italiano, decretato prima da Standard & Poor's e pochi giorni fa da Moody's, non ha prodotto effetti vistosi sulle quotazioni dei Btp o dei Ctz perché da mesi i mercati penalizzano il Tesoro italiano.

In questa fase sono dunque tantissime le emissioni il cui valore di scambio sul mercato è inferiore a 100. Comprare ad una quotazione inferiore al valore nominale, scommettendo sul fatto che il valore di rimborso sarà comunque 100, è una strategia che a molti investitori piace molto. In generale è una buona idea, anche se nessuno può garantire che le quotazioni scontate non scendano più in basso. E quindi va applicata se si è sicuri di poter arrivare a fine corsa. O almeno di poter aspettare finché i prezzi non salgano un po'.

Non c'è dubbio che i titoli di Stato godano di maggiore liquidità rispetto agli altri bond, come è pure indubbio che i rendimenti di Bot, Btp, Cct e Ctz si presentano particolarmente interessanti, pur a fronte dell'incertezza sulla crescita dell'economia del Paese.

Scelte

Immettere in portafoglio questa tipologia di strumenti è una scelta condivisibile, naturalmente limitandone la presenza a percentuali importanti, 15-20% circa, ma non monopolistiche. È opportuno ricordare che, anche nel caso di emittenti cui sia attribuito il massimo grado d'affidabilità, non è consigliabile detenere in portafoglio esclusivamente titoli di un solo debitore. Una modesta presenza di Cct, l'emissione a cedola indicizzata dello Stato italiano, può rappresentare una buona scelta, grazie alla bassissima quotazione ancora scambiata sul mercato.

La scelta della vecchia tipologia di Cct è legata alla possibilità che il rendimento dei Bot a sei mesi (parametro di riferimento per il calcolo del flusso cedolare) si mantenga su valori superiori al tasso euribor semestrale (parametro utilizzato per lo stesso calcolo per i nuovi Cct), a causa della vicenda che riguarda i debiti pubblici. Forse in via di superamento, ma solamente nel corso dei prossimi mesi.

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