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Titoli di Stato: la doppia strada per vincere il mal di debito

di Angelo Druisiani

Trovare un equilibrio tra l'avarissima sicurezza dei titoli tripla A (il decennale tedesco rende l'1,50% al netto delle tasse) e il rendimento del debito di casa (4,60% netto a dieci anni), messo a dura prova dalle incertezze del mercato. I risparmiatori interessati alla componente obbligazionaria del loro portafoglio devono muoversi e ragionare tenendo conto di questi due estremi. Nelle ricette a centro pagina qualche proposta per realizzare praticamente questa idea: in quello di massima sicurezza, dove la tranquillità vale però un rendimento lordo dell'1,18%, il 90% è impiegato in triple A d'Europa (dalla Germania all'Austria passando per la Francia e l'Olanda), mentre solo il 10% è dedicato a titoli italiani ed irlandesi. La ricetta più aggressiva, ma sempre molto prudente, rende il 2,65% lordo e mette il 15% in un Btp decennale e un altro 15% in un triennale irlandese che offre un esorbitante 9%, Il resto è tutto in tripla A con due anni di scadenza.
Storia
La Banca centrale europea, nella riunione del Direttivo di giovedì scorso, 8 settembre, ha deciso di non intervenire sul livello del tasso di riferimento che resta all 1,50%. In teoria nessuna meraviglia. In realtà, non lo ha aumentato, ed è già un buon risultato, ma non lo ha neppure diminuito, e non è una scelta positiva.
A fronte di un tasso d'inflazione che sta gradualmente aumentando, la Banca di Francoforte, molto sensibile alla dinamica del costo della vita, avrebbe anche potuto ripetere la strategia applicata nell'estate del 2008: allora aumentò il tasso di riferimento, quando già la crisi finanziaria stava esplodendo. Una manovra troppo severa, che la costrinse poi a far scendere il livello dei tassi molto rapidamente. E quindi questa volta, tenuto conto che già due aumenti sono stati fatti da inizio anno salendo dall'1% all1,50%, il Direttivo avrà guardato con più attenzione (finalmente!) all'andamento dell'economia. Che, va sottolineato, cresce molto modestamente e, in alcuni casi, fa addirittura temere in un rallentamento per qualche Paese più debole, se non addirittura paventare la ricaduta in recessione.
Il momento difficile che vivono importanti Paesi dell'area euro a livello di crescita della ricchezza è reso ancora più complesso dalla negativa situazione dei debiti governativi di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna (Piigs). I mercati finanziari, ancorché in parte responsabili dell'aggravarsi della crisi, avendo concentrato l'attività speculativa soprattutto nei confronti dei Piigs, hanno duramente penalizzato sia i listini azionari europei, sia le quotazioni dei titoli di Stato dei Paesi meno virtuosi.
Se l'effetto sulle borse è stato un calo percentuale del valore dell'indice che in molti casi è superiore al 20%, per i titoli governativi d'area euro gli effetti sono stati opposti. In netto rialzo i rendimenti dei titoli dei Piigs, in netto calo quelli dei Paesi cui è attribuito il massimo grado d'affidabilità, Germania, Finlandia, Olanda, Austria, Francia.
Spaccatura
La spaccatura appena ricordata rappresenta lo spartiacque tra chi sceglie d'investire in strumenti che offrano sicurezza e chi opta per titoli che propongano rendimento. Nel primo caso, la rischiosità che si assume l'investitore è modesta, ma il risultato che ottiene è quasi nullo, al di sotto del tasso d'inflazione. Nel secondo caso, si verifica la situazione inversa, perché a fronte della rischiosità che l'investitore assume vi è la ricompensa di un redditività teorica medio alta. La propensione al rischio del risparmiatore lo indirizzerà a scegliere un percorso, anziché l'altro.
Mix
E quindi bisognerà mettere un'alta percentuale di titoli sicuri nel portafoglio di chi ama la prudenza, un'alta percentuale di obbligazioni redditizie in quello di chi ha una propensione al rischio di buon livello. A causa della non brillante prospettiva delle economie d'area euro, è probabile che il livello del tasso di riferimento resti stabile ancora a lungo e che anche il livello dei rendimenti tenda a stabilizzarsi, sia nel breve, sia nel lungo periodo.
Al tempo stesso, non è consigliabile investire in titoli di Stato dei Paesi più virtuosi con durata decennale, perché l'attuale rendimento prende corpo non tanto dalle aspettative sul futuro dei tassi, quanto dall'effetto ricerca della qualità che ha indotto la liquidità prodotta dalle vendite dei titoli azionari e dei titoli di Stato dei Paesi meno virtuosi a dirigersi verso le emissioni ad elevato grado di affidabilità.

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