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Titoli di Stato gli effetti di un taglio tattico

di Angelo Drusiani

S e giovedì prossimo la Bce ridurrà il tasso di riferimento — e c'è chi si aspetta addirittura un calo di mezzo punto —, i prezzi dei titoli a breve scadenza dovrebbero risentirne positivamente, seppure in misura abbastanza contenuta. Un sollievo che dovrebbero contagiare anche le quotazioni dei titoli a maggiore durata, e che, viceversa, non si trasmetterà agli strumenti a tasso variabile.

Il condizionale però è d'obbligo: i mercati sono da tempo influenzati fortemente da fattori che poco o nulla hanno a che fare con le attese sul futuro dei tassi d'interesse. Sarebbe fin troppo facile citare il differenziale di rendimento tra i titoli dei paesi d'area euro e la Germania (lo spread) o il rischio di fallimento di qualche debito dei paesi meno virtuosi (default), per rendersi conto del contesto in cui, già da tempo, i risparmiatori si trovano ad operare.

In realtà, è prassi consolidata che nei giorni che precedono le decisioni di una Banca centrale, i prezzi dei titoli di Stato, in particolare, ma anche delle obbligazioni societarie, tentino di anticipare le conclusioni cui dovrebbe giungere la riunione del Direttivo della Banca.

Meccanismi

In questo caso, come si è anticipato, i mercati appaiono abbastanza indifferenti a quanto la Bce comunicherà loro. A prescindere dalle loro reazioni, se la riduzione del tasso di riferimento avesse luogo si può ipotizzare che, in una prospettiva di medio periodo (12 -18 mesi), il livello dei rendimenti possa tornare su valori inferiori a quelli odierni.

Il primo paradosso è che i rendimenti sono troppo bassi in Germania, troppo alti in Irlanda e Italia. Il secondo è che si potrebbe assistere ad una riduzione dei differenziali, con il rialzo dei tassi dei paesi più virtuosi ed un calo di quelli meno virtuosi. Non certo perché la Bce interverrà sul livello del tasso di riferimento (ora all'1,50%), ma perché piuttosto l'Unione monetaria aumenterà il Fondo salva stati a valori molto alti. Se il Parlamento finlandese e quello tedesco hanno già scelto di approvare un incremento per ora meno rilevante, è probabile che la strada per un futuro meno incerto si stia aprendo.

Futuro

Allora andiamo verso un futuro di rendimenti inferiori in Italia e, di pari passo, in Irlanda? Probabilmente sì. Dublino ha appena varato una manovra lacrime e sangue nei mesi scorsi, che già inizia a produrre importanti effetti positivi. Idem si dovrebbe poter dire per l'Italia, quando le due manovre estive avranno riflessi sulla dinamica del debito pubblico.

Certo, chi preferisce aspettare la fine dell'incertezza può restare ancorato a titoli di Germania, Olanda, Finlandia, Francia o Austria, rinunciando a qualsiasi tipo di redditività: Angela Merkel offre lo 0,56% lordo a 2 anni e il 2,01% a dieci.

Chi ha maggiore propensione al rischio, può inserire in portafoglio fino al 30% complessivo di emissioni italiane e irlandesi: Dublino paga il 6,20% e l'Italia il 4,30% a due anni, mentre a dieci anni i livelli sono al 7,52% e al 5,58%. Certo ci vuole la consapevolezza che si tratta di un investimento con un ritorno immediato, se si considera l'accredito del flusso cedolare, ma più lontano nel tempo, se ci si riferisce all'incremento in conto capitale perché il recupero del differenziale dovrebbe essere abbastanza graduale.

Se la Bce si farà carico di mantenere il livello del tasso di riferimento a questi valori, sarebbe consigliabile dar vita ad un portafoglio in cui la presenza di emissioni a breve e medio termine conservi un ruolo importante, ma resti anche significativo il peso attribuito ai titoli con scadenza lunga (decennale).

Mix

Per un portafoglio con media esposizione al rischio che accetta una diversificazione rilevante dei debitori, è opportuno destinare al comparto a breve termine sia emissioni a tripla A, sia emissioni con rating inferiore, singola A per l'Italia e tripla B+, per l'Irlanda. Solo chi ha un'elevata propensione al rischio potrebbe dedicare ai due paesi con rating più basso una forte presenza sia nelle scadenze brevi, sia in quelle lunghe.
 

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