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Titoli di Stato e liquidità, la Bce al bivio per evitare il caos

Europa mobilitata, già da ieri sera, per affrontare la ricaduta della massiccia vittoria del No ad Atene. Oggi, Angela Merkel vola a Parigi per discuterne con François Hollande. In prima linea, operativa, sarà però da subito la Banca centrale europea, le cui decisioni, nelle prossime ore, saranno essenziali per capire a cosa Atene e l’eurozona vanno incontro. L’istituzione guidata da Mario Draghi è di fronte a una scelta delicatissima, un momento della verità. La prima cosa che dovrà decidere è se continuare a dare liquidità di emergenza, attraverso il programma Ela, agli istituti di credito greci. Al momento, il tetto massimo già erogato, 89 miliardi, è congelato e le banche elleniche — chiuse anche oggi — hanno detto di avere in cassa denaro per arrivare forse a stasera, calcolando i 60 euro giornalieri che i cittadini possono prelevare ai bancomat. La Banca di Grecia avrebbe chiesto ieri alla Bce di aumentare il tetto di sei miliardi. 
Il consiglio dei Governatori della Banca centrale europea — che si riunirà oggi — potrebbe decidere di lasciarlo al livello a cui è, il che significherebbe non dare altro denaro alla Grecia e potrebbe chiedere la restituzione degli 89 miliardi o di parte. Infatti, la banca di Francoforte non può fornire liquidità d’emergenza se un Paese è fuori da un programma di aiuti concordato: Atene ne è uscita il 30 giugno scorso. In ambienti vicini alla Bce si dice che, forse, sarebbe possibile erogare alle banche greche una piccola somma per non farle crollare immediatamente. Non è però detto: nel consiglio dei Governatori ci saranno probabilmente opposizioni a una scelta del genere, che comunque potrebbe funzionare solo per qualche giorno.
Al di là della liquidità d’emergenza, la situazione del sistema bancario greco è infatti disastrosa per un altro motivo, che potrebbe essere quello che fa scattare il crollo del sistema e l’uscita della Grecia dall’euro. Gli istituti di credito ellenici vanno ricapitalizzati: il loro capitale è in buona parte costituito da titoli pubblici greci, che però sono andati in default la settimana scorsa. In queste condizioni, non possono funzionare. Raccogliere denaro sui mercati non è pensabile. La Bce non può fare nulla. L’unica possibilità sarebbe una ricapitalizzazione con denaro stampato dalla banca centrale greca fuori dal sistema euro: a quel punto però non si tratterebbe di euro ma di un’altra valuta, nazionale. Sarebbe l’inizio della Grexit. Più che uno scenario, questo è l’ostacolo maggiore che Alexis Tsipras si trova di fronte oggi. Tanto che il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ha tenuto un meeting con i vertici delle maggiori banche.
Nei prossimi giorni e settimane, dunque, ci sarà probabilmente un nuovo braccio di ferro tra Atene ed eurozona, soprattutto per fare in modo che la responsabilità dell’uscita della Grecia dall’euro sia addossata all’una o agli altri. Ammesso che le cose si possano trascinare fino ad allora, la data decisiva sarà comunque il 20 luglio, quando vengono a scadenza più di quattro miliardi di obbligazioni che la Grecia ha con la Bce: non si vede chi possa dare ad Atene il denaro per onorarle. Sperare che lo facciano gli europei è irrealistico (e propagandistico), anche se Tsipras e Varoufakis dicono il contrario.
L’incontro tra Merkel e Hollande ha invece l’obiettivo di gettare le basi per presentare un fronte unito dell’eurozona nei prossimi giorni. Durante la trattative con Atene, la cancelliera tedesca e il presidente francese hanno tenuto tutto sommato la stessa linea. Nei giorni scorsi, però, hanno avuto posizioni diverse: cercheranno di riconciliarle. Aspettarsi che i due leader parlino di aiuti umanitari (esterni a salvataggi formali) diretti alla popolazione greca è possibile. La chiave sarà però vedere il grado di durezza che terranno con il governo greco: i francesi sono aperturisti, ma la vittoria schiacciante del No è letta da molti politici europei, soprattutto in Germania ma non solo, come la conferma che i greci le riforme non le faranno per anni a venire.

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