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Titoli al cambio di fine anno

Attività e passività in valuta estera con regole più chiare. È questo l’effetto della revisione del principio contabile nazionale Oic 26, relativo a operazioni, attività e passività in valuta estera, diffuso nella veste di bozza per la consultazione sino al 31 ottobre 2013.
Valuta estera è una qualsiasi valuta diversa dall’euro. La lettura dell’articolo 2426, n. 8-bis) del Codice civile presenta alcune criticità che la nuova versione del principio contabile chiarisce.
Le poste
Le poste che hanno natura monetaria comportano il diritto a incassare o l’obbligo di pagare importi in denaro in valuta estera: si tratta di crediti, debiti, disponibilità liquide, ratei attivi e passivi e titoli di debito. Queste poste sono convertite al cambio corrente alla chiusura dell’esercizio. Invece, le poste non monetarie sorte inizialmente in valuta estera non comportano il diritto a incassare o l’obbligo di pagare importi di denaro, anche se iscritte nell’attivo circolante e pertanto non immobilizzate. Queste poste sono iscritte in bilancio al cambio storico: si tratta di rimanenze, partecipazioni, immobilizzazioni, anticipi e risconti attivi e passivi.
Tuttavia i titoli, sia immobilizzati sia iscritti nell’attivo circolante, si iscrivono in bilancio al cambio corrente alla chiusura dell’esercizio, perché hanno natura monetaria.
Tutto questo trova conferma nella relazione di accompagnamento alla norma di legge che enfatizza la differenza tra poste monetarie e poste non monetarie, introducendo un trattamento contabile rispettoso della sostanza economica del fenomeno in linea con la prassi contabile europea e internazionale.
Valutazione
La differenza tra poste monetarie e poste non monetarie è rilevante anche per la valutazione delle stesse. Infatti, le poste monetarie impongono la separata evidenza dell’effetto cambio rispetto all’effetto valutativo: per esempio, la valutazione dei crediti deve dare separata evidenza nel conto economico del l’effetto cambio (voce C17-bis) che è autonomo rispetto all’effetto della valutazione del merito creditizio iscritta nella relativa voce.
Invece, per le poste non monetarie il principio contabile non richiede la separata evidenza della componente valutativa rispetto all’effetto cambio: in questo caso, infatti, per l’assenza del diritto o dell’obbligo di incassare o pagare in valuta, l’effetto cambio rappresenta un elemento aleatorio non destinato necessariamente a essere realizzato, ma costituisce una delle componenti del valore recuperabile che non assume autonoma valenza ai fini gestionali e contabili. Anche questa impostazione è coerente con l’approccio internazionale.
Casi particolari
Il principio contabile precisa che i fondi per rischi e oneri e i conti d’ordine in valuta sono trattati come poste monetarie in quanto assimilabili a esse perché comporteranno o potranno comportare in futuro esborsi di natura finanziaria.
Inoltre, ampio spazio è dedicato ai lavori in corso su ordinazione in valuta estera, distinguendo l’ipotesi della valutazione in base al criterio della commessa completata rispetto a quello della percentuale di completamento. Nel primo caso (commessa completata) ricavi e costi sono riconosciuti quando il lavoro è completato e, pertanto, le rimanenze costituiscono poste non monetarie iscritte al cambio storico. Nel secondo caso (percentuale di completamento) i lavori sono valutati, alla fine dell’esercizio, in base al ricavo maturato, determinato per competenza in base allo stato di avanzamento dei lavori: pertanto, i lavori in corso iscritti nell’attivo sono convertiti al cambio corrente alla data di chiusura dell’esercizio in quanto assimilabili a un credito. Nel l’appendice è presentato anche un esempio.
Infine, il principio contabile detta alcune regole per i bilanci delle stabili organizzazioni al l’estero che tengono la contabilità in valuta diversa dall’euro (contabilità plurimonetaria).

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