Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Tirocinio vecchio stile

Nuovo tirocinio forense a regime dal 1° gennaio 2015. Le novità previste dalla riforma forense, fatta eccezione per la durata della pratica ridotta a 18 mesi, non sono infatti applicabili per i due anni successivi dall’entrata in vigore della legge n. 247/2012. Lo ha chiarito il Consiglio nazionale forense in un parere inviato ai presidenti dei Consigli dell’ordine tramite la circolare n. 11-C-2013 del 7 giugno scorso. La Commissione consultiva del Cnf ha adottato anche un secondo parere sul giuramento del praticante abilitato alla luce della nuova disciplina.

Il nuovo tirocinio. L’Unione lombarda degli ordini forensi ha formulato una serie di quesiti tutti riconducibili al tema dell’applicabilità immediata o meno delle disposizioni sul tirocinio per l’accesso alla professione forense contenute nella legge n. 247/2012, e in particolare all’art. 48. La risposta del Cnf, formulata nel parere n. 32/2013, è nel senso dell’inapplicabilità nell’immediato della disciplina, salvo la norma sulla durata del tirocinio. «La conclusione», si legge nel parere, «è autorizzata dalla stessa formulazione dell’art. 48 della legge in commento secondo il quale fino al secondo anno successivo alla sua entrata in vigore «(_) l’accesso all’esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato resta disciplinato dalle disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge, fatta salva la riduzione a diciotto mesi del periodo di tirocinio». Le nuove norme, tra l’altro, richiedono «una concretizzazione contenutistica di stampo attuativo cui deve provvedere il ministro competente ai sensi dell’art. 41, comma 13 che prevede l’adozione di un decreto ministeriale per la regolamentazione degli aspetti lì precisamente indicati». L’Unione ha formulato poi un quesito in relazione all’obbligo di iscrizione nel registro dei praticanti di coloro che frequentano le scuole di specializzazione per le professioni legali. La Commissione del Cnf richiama quindi il parere n. 27/2010 «nel quale si è preso atto dell’orientamento consolidato della giurisprudenza amministrativa che, a fronte del diploma di specializzazione, non ritiene necessaria la maturazione di un effettivo biennio di iscrizione nel registro dei praticanti. Si ritiene pertanto», conclude la Commissione, «che il diploma di specializzazione valga a sostituire un anno di tirocinio a prescindere dalla contestualità, o meno, della frequenza della scuola rispetto all’iscrizione nel registro dei praticanti».

Il giuramento. Riguardo all’istituto del giuramento del praticante abilitato al patrocinio (previsto dal rdl n. 1578/1933) a seguito dell’entrata in vigore della riforma dell’ordinamento forense, che non contiene espresse disposizioni in merito, la Commissione afferma che, dall’entrata a regime della disciplina, «sembra preferibile una soluzione interpretativa basata sull’applicazione analogica al praticante abilitato della disciplina dell’impegno solenne prevista per l’avvocato». Quindi, a partire dal 1° gennaio 2015, «si ritiene che anche il praticante abilitato debba assumere l’impegno solenne innanzi al Coa al pari dell’avvocato».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’esordio di Andrea Orcel come ad di Unicredit, uscita con un utile trimestrale doppio rispetto al...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica, non fa suo il progetto per una rete unica ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un blitz della Ragioneria generale dello Stato evita un "buco" di 24 miliardi nel decreto "Sostegni ...

Oggi sulla stampa