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Timori sulla ripresa Milano perde il 2,6%

BRUXELLES — L’Ecofin straordinario era stato convocato dalla presidenza danese di turno principalmente per rassicurare sulla capacità del sistema bancario europeo di far fronte a perdite future con l’applicazione dei requisiti di capitale introdotti dal comitato dei regolatori Basilea 3. «A questo punto della crisi finanziaria dobbiamo chiarire tutti i dubbi sulla qualità delle banche europee» aveva rimarcato il ministro delle Finanze spagnolo, Luis de Guindos, entrando al mattino nella riunione a Bruxelles. Ma i 27 ministri finanziari dell’Ue hanno finito per scontrarsi fin nella notte, in un clima surriscaldato dal sospetto che alcuni Paesi puntino su requisiti di capitale più alti per attirare clienti dalle banche in difficoltà di altri Stati membri.
La presidente di turno dell’Ecofin e ministro danese, Margrethe Vestager, ha proposto varie soluzioni di compromesso. La riunione è apparsa però un segnale di divisioni e di incertezze. Le Borse hanno reagito negativamente, soprattutto in Italia e in Spagna, in una giornata dove sono arrivati segnali allarmanti anche dall’aumento della disoccupazione e dall’arretramento dell’attività manifatturiera nell’Eurozona. L’indice Ftse Mib a Milano ha chiuso a -2,60% e a Madrid è stato registrato un -2,57%. Il Dax di Francoforte è sceso -0,75%, mentre il Cac 40 di Parigi ha segnato in controtendenza +0,42%.
L’Italia, in assenza del responsabile dell’Economia Mario Monti, è stata rappresentata dal viceministro Vittorio Grilli, che ha appoggiato la mediazione della Danimarca per una soluzione comune rispettosa dei principi del mercato unico. I contrasti principali li ha provocati il cancelliere dello Scacchiere britannico, George Osborne, che ha sostenuto a oltranza gli interessi delle entità finanziarie della City di Londra chiedendo discrezionalità nazionale nel definire più stringenti requisiti di capitale. Dalla sua parte si sono schierate Svezia e Polonia. La Francia ha aperto un fronte a parte per difendere i colossi francesi che uniscono l’attività bancaria a quella assicurativa. Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha esortato a trovare un accordo su Basilea 3 perché altrimenti «sarebbe un disastro» e ne scaturirebbero «nuovi problemi» al sistema bancario. Ma, entrando nell’Ecofin, Schaeuble aveva pronosticato come più realistico un accordo entro il giugno prossimo.
«L’idea di un’ampia discrezionalità nazionale è un’idea non giusta, è un’idea parziale — ha criticato Grilli nel dibattito dei ministri —. L’esperienza del 2008 ci ha insegnato che non avevamo sufficienti standard comuni e una adeguata vigilanza coordinata nella Ue e nel mondo». Il viceministro italiano ha lanciato aperture al compromesso danese della Vestager aggiungendo: «Ciò non significa che non dobbiamo tenere conto delle differenze del nostro sistema, ma ne dobbiamo tenere conto per renderle più simili, non più diverse».
L’Italia vuole dall’Ue la rassicurazione che il compromesso su Basilea 3 rafforzerà il mercato unico e non provocherà uno «spezzettamento». Grilli ha chiesto poi alla Banca centrale europea di Francoforte e all’Autorità bancaria europea di Londra che sia «garantita la trasparenza del sistema». Uno dei problemi centrali resta l’alta diffidenza tra gli stessi banchieri, che non si prestano capitali sul mercato interbancario temendo che le voragini siano ben più grandi di quanto finora evidenziato dai colleghi nei bilanci. La Vestager ha però esteso i lavori dell’Ecofin per arrivare a un accordo nella notte, in grado di dare almeno un segnale rassicurante sulla coesione dei partner europei.

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