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Timori sulla crescita, Borse in frenata

Le turbolenze sui mercati azionari europei, che già avevano segnato la prima seduta della settimana, non si fermano. Anzi si intensificano. Il saldo finale della giornata di contrattazioni di ieri sui princiali listini europei è in netto ribasso: Milano ha perso l’1,56%, Parigi l’1,87%, Madrid l’1,33% mentre Francoforte ha chiuso con una flessione dell’1,58 per cento.
La giornata a dire il vero si era aperta con segnali positivi dalla Cina. La rilevazione di Hsbc sulla fiducia dei responsabili acquisti delle imprese manifatturiere nella Repubblica Popolare ha infatti mostrato un miglioramento della congiuntura a settembre: l’indice Pmi è passato da 50,2 a 50,5 punti facendo meglio delle attese degli analisti che avevano messo in conto un calo a 50 punti. Ma il dato, che mostra una ripresa dell’attività nella seconda economia al mondo, è stato controbilanciato da altri fattori. Dal rischio geopolitico innanzitutto. Il raid aereo lanciato da Stati Uniti e alleati arabi contro il califfato islamico in Siria ha riportato ai massimi l’incertezza sulla situazione mediorientale. A ciò si sono sommati i rinnovati timori sulla congiuntura nell’area euro.
La nuova rilevazione di Markit sulla fiducia delle imprese manifatturiere nell’area della moneta unica è risultata ancora una volta deludente: l’indice Pmi composito (servizi e manifattura) si è attestato 52,3 punti a settembre. Al di sotto delle attese degli analisti che avevano messo in conto un dato invariato rispetto alla lettura di agosto. L’indice è ai minimi da nove mesi anche se si mantiene oltre la soglia dei 50 punti che separa le fasi di contrazione da quelle di espansione dell’attività. Hanno fatto peggio del previsto sia l’indice relativo ai servizi (52,8 contro 53 atteso) che quello manifatturiero (50,5 contro 50,6 previsto).
Ha deluso in particolare il Pmi manifatturiero tedesco sceso a 50,3 punti dai 51,4 di agosto. Un dato nettamente al di sotto delle attese degli analisti che avevano previsto una flessione più contenuta a 51,2 punti. Magra consolazione è arrivata dall’indice dei servizi, salito a 55,4 da 54,9 punti di agosto.
Male anche la Francia. Nella seconda economia dell’area euro l’indice flash complessivo si è attestato a 49,1 punti, il minimo da tre mesi, confermandosi sotto quota 50 che separa le fasi di espansione da quelle di contrazione dell’economia.
Tra i settori che hanno sofferto di più ieri c’è sicuramente quello dell’energia che è stato fortemente penalizzato dai venti di guerra in Medio Oriente. Male anche il comparto farmaceutico. Il settore, al centro del recente revival del mercato delle fusioni e acquisizioni, ha sofferto le misure recentemente varate dal governo americano per contrastare le acquisizioni di aziende estere finalizzate a trasferire i guadagni in Paesi a fiscalità più favorevole.
Sul mercato obbligazionario i timori sulla congiuntura hanno spinto gli operatori a preferire i titoli a basso rischio come i Bund tedeschi vendendo quelli dei Paesi periferici come Italia e Spagna. Il differenziale di rendimento tra Bund e BTp dopo un avvio di giornata a quota 136 è ha chiuso a 139 punti.

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