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Timori per la Brexit, l’Europa brucia 130 miliardi

Sembra il film già visto venerdì: fuga dai listini e corsa a comprare titoli di Stato e altri beni rifugio come l’oro. Simile il risultato: mercati azionari di nuovo in caduta in tutto il mondo, con l’Europa che ha bruciato oltre 130 miliardi di capitalizzazione; e rendimento dei bond in ulteriore discesa, visto che si muove in modo inversamente proporzionale al prezzo. Con l’eccezione dei bond sovrani dei Paesi periferici dell’eurozona, che scontano la maggiore incertezza. Ovvio: sul mercato domina ancora la paura.

In un quadro di preoccupazione generale sulle prospettive dell’economia globale, con nuovi dati negativi provenienti dalla Cina, resta intatta l’ansia per il referendum sulla Brexit, quasi aggravata dai toni apocalittici del primo ministro inglese David Cameron, che nel weekend ha lanciato l’allarme su pensioni e sanità se la Gran Bretagna sceglierà di uscire dall’Unione europea. Mentre si aspetta di capire le prossime mosse sui tassi di interesse americani da parte della Federal Reserve, pur dando per scontato che la banca centrale Usa questo round manterrà invariato il costo del denaro. Così gli occhi sono tutti puntati sulla presidente della Fed, Janet Yellen, che domani al termine della riunione del comitato di politica monetaria (Fomc) terrà la consueta conferenza stampa. Le sue proiezioni sull’economia e, soprattutto, le parole potrebbero riportare un certo ottimismo sui listini, se allontanerà per un sufficiente numero di mesi una nuova stretta monetaria.

Ma la volatilità, probabilmente, è destinata a scuotere i mercati fino al 23 giugno, il giorno del referendum nel Regno Unito. Dopo? Dipenderà tutto dall’esito del voto, e dalla rapidità della reazione della Commissione europea e della Bce. Secondo fonti Ue, in caso di vittoria del sì, il 24 giugno, si riuniranno i presidenti delle istituzioni europee, mentre il presidente della Bce resterebbe a Francoforte, pronto a intervenire se necessario.

Si vedrà. Ieri è andata così: l’indice Eurostoxx 600 è sceso dell’1,8% per chiudere al livello più basso da febbraio. Londra ha ceduto l’1,16%, Francoforte l’1,8%, Parigi l’1,85% e Madrid il 2,2%. Milano, affondata ancora una volta dai titoli bancari e dai petroliferi è stata tra le piazze peggiori, con un calo del 2,91%. Da segnalare il crollo di Bpm (-9,9,%) e Banco Popolare -10%), promesse spose nel credito. Peggio di Piazza Affari solo da Atene (-3,89%). anche in Asia, che chiude quando aprono le Borse europee, la seduta è andata malissimo con Tokyo a -3,5%, Shanghai a -3,21%, Shenzhen a -4,7%, e Hong Kong a -2,5%). A Wall Street l’indice Dow Jones ha ceduto lo 0,75%, e il Nasdaq lo 0,94%.

Sull’obbligazionario il rendimento del gilt, il titolo decennale inglese, per la prima volta è scivolato sotto 1,2%; il tasso del Bund tedesco decennale è rimasto vicino a zero (0,028%); il rendimento dei Treasuries americani decennali ha toccato l’1,61%, il livello intraday più basso da febbraio. In direzione opposta il movimento dei titoli sovrani periferici dell’eurozona. Lo spread tra il Btp decennale e il Bund è risalito a 143 punti base dai 136 di venerdì, mentre il rendimento è arrivato all’1,45%. In ritirata anche i Bonos spagnoli, su cui pesa la prossima tornata elettorale del 26 giugno: il rendimento è tornato all’1,51%, mentre lo spread con i Bund si è allargato fino a 147 punti.

Giuliana Ferraino

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