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«Timken, le nostre aziende pronte a salvare i posti di lavoro»

«L’annuncio della chiusura dello stabilimento Timken ci ha preso alla sprovvista – ammette Franco Gussalli Beretta, successore di Giuseppe Pasini alla presidenza di Confindustria Brescia –. In un contesto di grande richiesta della componentistica come quello attuale, non ce lo aspettavamo. Forse si tratta dell’esito di una decisione presa tempo fa, come accade spesso alle multinazionali. Un’occasione persa per il nostro territorio, ma credo anche per questo importante gruppo internazionale. L’economia bresciana, infatti, è salita saldamente sul treno della ripresa».

Timken, Gkn, Gianetti ruote: queste crisi sono il primo effetto del processo di riconversione green dell’automotive?

«Non credo. Troppo presto per vedere questo tipo di impatto».

Timken è un vostro associato. Che si fa? Ci sono 110 dipendenti che resteranno senza lavoro.

«Sono certo che non mancheranno le opportunità per questi lavoratori».

Elementi concreti sostengono questa convinzione?

«Concretissimi. Sono diverse le aziende che hanno dimostrato interesse per le competenze dei lavoratori in uscita da Timken».

Per esempio?

«Officine meccaniche Roselli, Porta Solution, Greiner. E diverse altre. Anche la mia stessa azienda. Beretta è nata in Val Trompia dove si trova Timken. Come Confindustria Brescia stiamo favorendo la soluzione di questa emergenza. Credo ci siano buone possibilità. D’altra parte non è la prima volta. Anche quando Medtronic ha deciso di chiudere una sede nel nostro territorio ci siamo dati da fare perché emergesse un acquirente. L’obiettivo è stato raggiunto e i posti salvati».

Si può lasciare tutto all’iniziativa dei singoli o sarebbe necessario un sistema di politiche attive in grado di scattare ovunque ci sia un’emergenza occupazionale?

«Confindustria Brescia vuole essere una piattaforma di raccordo per trovare soluzioni. L’aspetto della formazione è cruciale. Dobbiamo essere vicini alle realtà industriali prima che le crisi diventino conclamate. Tra le priorità del mio mandato c’è la creazione di un sistema più vicino al territorio nella gestione delle crisi. E’ chiaro che una partita come questa deve prevedere anche un coinvolgimento del pubblico. Le risorse del Pnrr nei territori possono servire anche a mettere in piedi qualcosa di mirato».

L’industria bresciana è fuori dall’emergenza?

«Abbiamo ottimi segnali. Secondo le ancora provvisorie stime dell’indagine congiunturale trimestrale del nostro centro studi, nel secondo trimestre del 2021 l’attività manifatturiera ha segnato una crescita record tra il 25 e il 30% rispetto allo stesso periodo del 2020, di fatto andando a recuperare del tutto quanto perduto l’anno scorso. In questo contesto la nostra preoccupazione non sono gli ordini ma il fatto che le materie prime tornino reperibili e con prezzi accettabili».

Avrebbe senso imporre il Green pass a chi lavora in azienda?

«Qui a Brescia il protocollo per la sicurezza nei luoghi di lavoro anticipò quello che si fece a livello nazionale nell’aprile del 2020. Ora oltre alle mascherine e al distanziamento abbiamo anche il green pass. Dobbiamo ragionare sul da farsi tenendo conto di tutti gli strumenti a disposizione. In particolare, sarebbe molto utile per agevolare i viaggi all’estero dei nostri collaboratori».

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