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Tim pronta a discutere di Open Fiber: «Non dobbiamo aspettare il closing»

C’è anche Telecom che aspetta di capire cosa succederà al vertice di Cdp per riallacciare il discorso sulla rete unica. Ora che la Cassa ha concordato di rilevare il controllo di Open Fiber, con Macquarie come partner finanziario, è diventata l’interlocutore col quale ragionare se ci sono ancora le condizioni per cercare di mettere a fattor comune le due infrastrutture, sapendo però che il Governo attuale vuole restarne fuori. D’altra parte ad agosto dello scorso anno, con il Tesoro a far da sensale, Telecom e Cdp avevano firmato quello che forse impropriamente era stato definito un “memorandum of understanding”, per fissare le tappe di un’ipotetica aggregazione che avrebbe potuto prendere la forma di una combinazione societaria. Agenda disattesa, anche se finora nessuno ha fatto ufficialmente saltare il tavolo.

Rispondendo alle domande degli analisti, in occasione della trimestrale, l’ad di Telecom Luigi Gubitosi ha battuto un colpo: “noi ci siamo”, è stato in sostanza il messaggio. «Non dobbiamo aspettare il closing del riassetto azionario di Open Fiber – ha detto Gubitosi – Non c’è nulla che potremmo fare dopo che non possiamo fare anche prima».

Adesso, a quanto risulta, Cdp e Macquarie stanno definendo il percorso nell’interregno da qui a quando l’Antitrust Ue darà il via libera al riassetto che porterà Enel ad uscire dall’azionariato della società della fibra, Cdp ad aumentare di peso dal 50% al 60% e il fondo infrastrutturale Macquarie a rilevare il restante 40%. Il cosiddetto “signing” – l’equivalente del compromesso nelle vendite immobiliari – è atteso a giorni, un paio di settimane al massimo. Poi non ci sarebbe motivo di dilazionare ancora un chiarimento. Gubitosi in call ha detto la sua e cioè che non si aspetta problemi dall’istruttoria Antitrust, dal momento che la Cdp è già azionista di Open Fiber al 50% e che Macquarie non ha altri interessi nelle tlc in Italia.

«Oggi sono più ottimista», ha risposto l’ad di Telecom agli analisti. «Ci sono voluti otto mesi a Enel per completare l’esame dell’offerta Macquarie, ma la cosa è avvenuta». Enel «ha rallentato le nostre trattative e questo è un fatto, non un giudizio – ha lamentato Gubitosi – e quindi ora le cose saranno più semplici». Adesso, ha aggiunto, «capiremo più rapidamente se sarà possibile raggiungere un accordo o meno. Inoltre entra in gioco Macquarie, un operatore che ha l’obiettivo di guadagnare e tutte le volte che c’è qualcuno motivato dal profitto questo farà di tutto per raggiungere i suoi obiettivi. Siamo sulla stessa linea perchè anche noi vogliamo estrarre valore».

A chi faceva notare che però il Governo sta pensando a gare competitive per cablare le aree grigie, quelle a parziale fallimento di mercato, Gubitosi ha risposto che di ufficiale non c’è niente e quando le condizioni saranno chiare si vedrà se è ammessa anche la formula del coinvestimento, prevista dal codice europeo delle comunicazioni. «Nelle zone grigie – ha però sottolineato – abbiamo più del 99% delle centraline coperte e collegate in fibra e dovremmo quindi avere un vantaggio di costi rispetto agli altri».

Intanto comunque Telecom punta sul calcio per accelerare sulla fibra, coniando lo slogan di “fiber to the football”, col nuovo acronimo Fttf. Dopo l’accordo con Dazn, per la trasmissione delle partite di campionato, sono previsti circa 70 milioni di investimenti, spalmati sul 2021, per potenziare la rete con la tecnologia multicast che consente di migliorare la fruizione di contenuti in streaming, e quindi adatta agli eventi sportivi. Dalla partnership sul calcio, Tim si aspetta un impatto positivo sui ricavi già a partire da quest’anno.

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