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Tim-Open Fiber, sfida sulla fibra Battaglia legale da 3 miliardi

Torna in bilico la rete unica. Proprio mentre sembrava possibile — grazie alla spinta della politica — una stretta tra Tim, Enel e Cdp per creare la società unica per la fibra ottica, rischia di scoppiare una battaglia legale tra il gruppo guidato da Luigi Gubitosi e Open Fiber. La società controllata da Cdp ed Enel ha citato Tim in Tribunale chiedendo un risarcimento da 1,5 miliardi «per danni causati da un presunto abuso di posizione dominante».

La citazione, depositata a marzo, prende spunto dalle risultanze dell’indagine avviata l’anno scorso dall’Antitrust sull’attività di Cassiopea, la società di Tim creata nel 2017 per portare la fibra ottica nelle aree a fallimento di mercato — in concorrenza con Open Fiber — terminata con la condanna del gruppo telefonico al pagamento di una multa da 116 milioni di euro per aver «posto in essere una strategia anticoncorrenziale preordinata a ostacolare lo sviluppo in senso concorrenziale degli investimenti in infrastrutture di rete a banda ultralarga».

La società telefonica ha impugnato il dispositivo dell’Antitrust davanti al Tar e ieri ha fatto sapere che risponderà alle accuse di Open Fiber denunciando a sua volta la società guidata da Elisabetta Ripa in Tribunale «per concorrenza sleale» con richiesta danni «di importo equivalente se non superiore». Fonti vicine al gruppo telefonico hanno sottolineato come il comportamento sanzionato «era già terminato ad agosto 2018, ovvero ben prima della decisione Antitrust e, quindi, in un periodo in cui Open Fiber non aveva ancora realizzato alcuna infrastruttura da offrire al mercato in quelle aree».

Vista la piega che ha preso, parlare adesso di accordi industriali tra Tim e Open Fiber può sembrare velleitario. Tuttavia le manovre della società controllata da Enel e Cdp secondo alcuni osservatori sarebbero da inquadrarsi proprio nell’ambito dei preamboli della trattativa per la creazione della società delle rete unica. Una trattativa che riguarda soprattutto Tim ed Enel, le quali sul possibile assetto della società per la rete unica non hanno mai fatto mistero di avere idee diverse. La società guidata da Francesco Starace, a cui fa capo il 50% di Open Fiber, all’inizio di giugno ha ricevuto una manifestazione di interesse dal fondo australiano Macquarie che valuta tutta Of oltre 7 miliardi euro. Gli addetti ai lavori lo hanno letto come un primo segnale concreto della disponibilità dell’Enel a vendere. A Macquarie o ad altri. Un’eventuale offerta vincolante dovrà essere comunque sottoposta alla Cdp, che ha un diritto di prelazione sulla partecipazione.

La Cassa ha anche il 9% di Tim e da ultimo l’amministratore delegato Fabrizio Palermo è stato sollecitato a salire nel capitale del gruppo telefonico per accelerare l’integrazione tra le reti. Non è da escludere che possa avvenire. Al momento, tuttavia, la Cassa sembra più orientata a voler svolgere un ruolo di garante della governance nella futura società della rete, in modo da sterilizzare potenziali conflitti che potrebbero sorgere in capo a Tim.

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