Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Tim muove sulla Rete unica e lancia la sua Fibercop Ma Open Fiber resta ferma

Telecom Italia fa un passo verso la rete unica dando il via alla sua società della rete Fibercop. Ma dall’altro lato, quello di Open Fiber (controllata al 50% da Cdp e al 50% dall’Enel) poco o nulla si muove. Ieri Telecom ha separato la sua rete secondaria conferendola in Fibercop, una società che adesso è operativa e può iniziare a sostituire il rame con la fibra nell’ultimo miglio di accesso. Lo scorso 31 agosto Fibercop non esisteva, c’era solo una manifestazione d’interesse del fondo Usa Kkr a comprare il 37,5% della società valutandola 7,7 miliardi (e di Fastweb a conferire i suoi asset in cambio del 4,5% della rete di accesso). A distanza di sette mesi Fibercop è operativa, Tim ha incassato dal fondo Usa 1,8 miliardi con cui finanziare lo sviluppo della rete, Massimo Sarmi è stato nominato presidente e Carlo Filangieri ad.
In Open Fiber invece, dalla firma del memorandum tra Tim e Cdp dello scorso 31 agosto, che avrebbe dovuto dare il via libera all’unione tra le due strutture e quindi alla rete unica, non è cambiato nulla. A dicembre Enel si è impegnata a vendere fino al 50% che possiede al fondo australiano Macquarie per 2,65 miliardi, ma l’operazione non è stata ancora perfezionata sia perché manca il via libera dell’autorità, sia perché non c’è ancora il gradimento di Open Fiber e di Cdp all’ingresso del nuovo socio. Pare che il Tesoro in via informale avrebbe anche sollecitato Enel al riguardo.
Intanto la nuova governance che dovrebbe regolare i rapporti tra Macquarie, nuovo socio di Open Fiber, e la Cdp non è ancora stata scritta; manca perfino l’accordo su come concludere l’operazione che permetterebbe alla Cdp di passare dal co-controllo alla maggioranza di Open Fiber. Se è stata esclusa la possibilità che la Cassa paghi un premio di maggioranza, ancora non è stata presa un decisione su come rilevare la quota che le manca per salire sopra il 50% che ha ora. L’idea di Cdp è quella di sottoscrivere un aumento di capitale riservato e salire al 51%. L’operazione avrebbe due pregi: ridurre la leva della società della rete (oltre 2 miliardi di debiti) e permettere a Cdp di minimizzare l’esborso per salire in maggioranza.
Data la valutazione espressa da Macquarie (7,3 miliardi per l’intera Open Fiber), basterebbe un aumento di circa 100 milioni per permettere a Cdp di salire al 51% di Open Fiber, consolidarla e negoziare le migliori condizioni per integrarsi con Fibercop e con la rete primaria di Tim, dando così vita alla rete unica. Ma al momento Macquarie non avrebbe ricevuto da Enel nemmeno i progetti su come andare avanti sulla rete unica. Dunque, la società è bloccata dalle decisioni ai piani alti: i soci hanno sottoscritto quattro quinti della ricapitalizzazione da 450 milioni varata nel 2020 per coprire le cosiddette “aree grigie”, ma ancora non sarebbero partiti con il nuovo piano procedendo sulle aree bianche e nere superando quota 11 milioni di case.
Fibercop invece è già partita con i bandi di coinvestimento. L’obiettivo è arrivare al 76% delle aree grigie e al 56% delle case con la fibra a un Gigabit al secondo entro il 2025. Finora Fibercop ha rispettato i tempi. Open Fiber invece è in ritardo, tanto che Infratel starebbe per scrivere una dura lettera di lamentele.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Primo giorno di lavoro in proprio per Francesco Canzonieri, che ha lasciato Mediobanca dopo cinque a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

 Un passo indietro per non sottoscrivere un accordo irricevibile dai sindacati. Sarebbe questo l’...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Doveva essere una Waterloo e invece è stata una Caporetto. Dopo cinque anni di cause tra Mediaset e...

Oggi sulla stampa