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Tim impugna delibera Consob

Il cda di Tim, che si è riunito ieri in sessione straordinaria per fare il punto sulla delibera della settimana scorsa con cui Consob ha decretato il controllo di fatto di Vivendi (23,94%) sull’ex incumbent italiano delle tlc, ha deciso di impugnare la decisione della Consob. La riunione è stata convocata su iniziativa scritta dei consiglieri indipendenti, critici nei confronti del presidente che, per conto dell’azionista di maggioranza Vivendi, punta a impugnare la delibera Consob.

La mossa degli indipendenti aumenta di fatto la manovra a tenaglia su Vivendi: oltre a Consob e governo, è infatti in campo anche l’Agcom che ha imposto ai francesi di sterilizzare il 20% in Mediaset, magari conferendo la partecipazione a un trust, in conseguenza della violazione del Tusmar per la presenza anche in Tim.

Nella sede milanese di Telecom ieri sera, al cda, erano presenti il vicepresidente Giuseppe Recchi e i consiglieri indipendenti Ferruccio Borsani, Franco Bernabè, Danilo Vivarelli, Dario Frigerio, Lucia Calvosa e Camilla Antonini. Tra i componenti del collegio sindacale anche il presidente Roberto Capone. Presente anche il notaio Carlo Marchetti.

«Nell’assicurare la piena ottemperanza della società alla disciplina che la qualificazione così effettuata comporta, il consiglio di amministrazione ha nondimeno confermato, a maggioranza, la volontà già annunciata, di impugnare la decisione agendo presso le sedi competenti», si legge nella nota della società arrivata a tarda sera.

Accertando il controllo di fatto di Vivendi sull’ex incumbent italiano delle tlc, l’authority presieduta da Giuseppe Vegas ha di fatto spalancato le porte al governo per l’utilizzo dei poteri speciali legati al golden power su Sparkle.

Quest’ultima, che dispone di una rete di oltre 560 mila chilometri in fibra ottica che si estendono dal Mar Mediterraneo all’Oceano Atlantico e Indiano, è considerata strategica perchè permette di veicolare dati sensibili e riservati e viene utilizzata anche dai servizi segreti di Europa e del Medio Oriente. Non a caso, dopo l’uscita dell’amministratore delegato Flavio Cattaneo avvenuta in estate, le deleghe su Sparkle non sono passate al presidente operativo Arnaud de Puyfontaine, che è anche a.d. di Vivendi, ma sono andate al suo vice italiano, Giuseppe Recchi.

Il consiglio straordinario di Contro la posizione di Consob, Tim poteva comunque proporre ricorso anche senza passare dal Board e farlo oltretutto nonostante il collegio sindacale abbia concluso la sua istruttoria sul tema del controllo arrivando alle stesse conclusioni dell’Authority di mercato. Tocca ora all’Amf, la Consob francese, accertare se sussiste l’obbligo di consolidamento in capo a Vivendi, che costringerebbe quest’ultima a consolidare il debito Tim pro quota.

Giovanni Galli

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