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Tim, Gubitosi conferma: a fine anno il budget e un nuovo piano per febbraio

Moody’s dà voce alle preoccupazioni circa le implicazioni sulle strategie Telecom della svolta al vertice con la nomina di Luigi Gubitosi, sostenuta dalla maggioranza Elliott in cda. L’agenzia di rating Usa sottolinea che «il cambio del ceo, il terzo dal 2016, solleva questioni su continuità manageriale, corporate governance ed esecuzione del piano strategico a lungo termine di Telecom Italia». «Restiamo preoccupati delle frizioni in consiglio e della probabile reazione di Vivendi», aggiunge Moody’s, considerato che Vivendi e Elliott sono i due principali azionisti della compagnia, il primo con una quota del 23,9% e il secondo con l’8,9% («partecipazione diretta e indiretta», precisa la nota).
Anche Moody’s punta il dito sulla rete, che è la «maggior sfida che il nuovo ceo si trova ad affrontare». Il Governo, riepiloga la nota, sembra vedere con favore la nascita di una rete unica (in questo senso vanno le dichiarazioni pubbliche degli ultimi giorni), in una società separata che adotti il modello «wholesale only», come Open Fiber, per intendersi, cioè con un’infrastruttura neutrale che serva tutti gli operatori. «Riteniamo che la separazione della rete sia un processo lungo, con elevati rischi di esecuzione, che incrementerebbe anche la rischiosità del business Telecom», avverte però l’agenzia Usa, che per ora mantiene il rating di Ba1 con outlook stabile, a riflettere le aspettative di riduzione del debito di qui al 2020 in un contesto di stabilità dei ricavi sul mercato domestico, nonostante la forte pressione competitiva e il risultato dell’asta per le frequenze del 5G, che è andata alle stelle.
Il nuovo piano dovrà dunque dipanarsi in un percorso stretto. Gubitosi – che ha concluso in tempi record gli incontri con tutta la prima linea manageriale – è già al lavoro per mettere a punto il budget 2019 e presentare il piano nei primi mesi dell’anno prossimo. Sotto la pressione dell’impairment test, il precedente ad, Amos Genish, aveva cercato di accelerare i tempi per cercare di rinviare le decisioni a fine anno. Il proposito era quello di portare il budget all’approvazione del cda il 6 dicembre. Nelle linee-guida, che a questo punto saranno riviste, il manager israeliano aveva indicato una serie di interventi, tra i quali nuove iniziative di efficienza volte e ridurre il costo del lavoro, sviluppo delle infrastrutture in partnership e collaborazione sia per la telefonia mobile di quinta generazione (5G) sia per la rete con la formula dell’Ftth, fibra integrale fino all’utente finale. Ora tabella di marcia e contenuti sono destinati a cambiare, ma comunque l’obiettivo del nuovo vertice operativo resta quello di approvare le cifre previsionali del 2019 entro fine dicembre. Nella fase di interregno il presidente Fulvio Conti aveva rassicurato i dipendenti, in una lettera, sul forte impegno a «garantire continuità nella gestione, ma anche nel realizzare un nuovo piano che salvaguardi gli interessi dei clienti, dei dipendenti, dei nostri azionisti e di tutti gli stakeholder».
Oggi Gubitosi sarà con Asstel (l’associazione degli operatori di tlc) all’incontro con il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, che domani incontrerà anche le delegazioni sindacali del settore. Il tema della rete continua a dividere. I sindacati sono contrari allo spezzatino di Telecom, non solo perchè temono la perdita di migliaia di posti di lavoro, ma anche per il venire meno di un ruolo del Paese in un settore che una volta era la punta di diamante per l’Italia. Da registrare che ieri anche Asati, gli 8.800 piccoli azionisti dipendenti e non, ha preso posizione – in una lettera indirizzata a Di Maio – a favore di una rete d’accesso unica e quotata in Borsa, ma della quale Telecom mantenga il controllo. L’associazione presieduta da Franco Lombardi sollecita l’adozione di una «politica industriale di settore che rifletta le esigenze di un effettivo cambiamento, rafforzando la funzione strategica dell’operatore storico, salvaguardando il suo patrimonio industriale e occupazionale e garantendo una efficace e stabile governance aziendale». Tutti ingredienti che finora sono mancati.

Antonella Olivieri

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