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Tim, Elliott vuole la rete unica Il dossier sul tavolo di Gubitosi

Torna alla ribalta il tema della rete Telecom, ma il mercato non la prende bene con il titolo che piomba ai livelli minimi degli ultimi cinque anni, in ulteriore arretramento del 2,62% a 0,4757 euro, per una capitalizzazione delle ordinarie pari ad appena 7,2 miliardi. Nel fine settimana l’Agcom è uscita con la valutazione che la separazione della rete d’accesso di Telecom in una società ad hoc, interamente controllata, non modifichi il profilo di operatore con “significativo potere di mercato”. Benefici regolamentari ex ante non sono ipotizzabili, confermando la conclusione raggiunta cinque anni fa quando il progetto di scorporo fu archiviato. Lo schema sarà sottoposto a consultazione pubblica – vale a dire che sarà sottoposto anche al giudizio degli altri operatori – per 45 giorni e la decisione finale dell’Authority delle comunicazioni arriverà nei prossimi mesi. Il 21 febbraio però – quando l’iter regolamentare non si sarà ancora concluso – l’ad Luigi Gubitosi dovrà presentare il piano industriale in cda ed è dubbio se possa lasciare il punto di domanda su un tema centrale come quello della rete (secondo alcune indicazioni, il piano potrebbe puntare ad altre dismissioni: Inwit, Sparkle e Persidera).
Elliott spinge per la separazione della rete e la creazione di una rete unica: all’assemblea di fine marzo vuole presentarsi con una proposta del “suo” consiglio,coerente con il suo manifesto attivista. Il nodo è il controllo della società della rete: se mantenuto in capo all’incumbent, non sono sfruttabili i vantaggi regolamentari contemplati per i gruppi non verticalmente integrati. Ma privarsi della rete per avere i benefici regolamentari sarebbe come privarsi di un braccio per avere l’anello. Ad ogni modo un portavoce del fondo di Paul Singer ha sottolineato come la posizione dell’Agcom «confermi che il progetto di Vivendi di mantenere l’intero capitale di NetCo in Tim non solo non crea valore per gli azionisti, ma è considerata insufficiente dalla stessa Autorità anche per un cambiamento del quadro regolatorio. I recenti risultati finanziari e la decisione di Agcom evidenziano che le decisioni del precedente cda sotto il controllo di Vivendi, motivate da presunte ragioni industriali, hanno avuto come risultato un anno di distruzione di valore e di tempo perso a spese di Tim, dei suoi azionisti, e dell’intero Paese». «Elliott – ha concluso il portavoce – ritiene che l’attuale cda di Tim debba intraprendere senza ulteriori ritardi i passi necessari per la creazione e la separazione di una rete unica, che possa creare valore per l’azienda e i suoi dipendenti, per gli azionisti e per il sistema Paese».
Vivendi non ha voluto commentare, nessuna reazione da Telecom, silente Cdp – che ha quasi il 5% di Telecom e il 50% di Open Fiber -, e latitante il Governo, come denunciano i sindacati, preoccupati per il crollo del titolo – che espone il fianco a incursioni – e per la revisione al ribasso delle stime sui conti. «Il Governo è latitante e non chiarisce la sua strategia industriale in tema di reti. Così si rischiano 15-20mila esuberi», dicono le sigle sindacali. Per Fabrizio Solari, segretario della Slc Cgil, «c’è una drammatica sottovalutazione», mentre «Tim continua a non avere nessun elemento di stabilizzazione reale e i conti cominciano a dare segnali di ripiegamento pesante». «L’azienda – prosegue Solari – deve scegliere se imboccare la strada di un piano condiviso con il sindacato e con chi ci lavora o se scegliere di fare un’operazione che ha altri referenti, in particolare quelli finanziari». «Elliott pensa solo al ritorno del suo investimento e non alle prospettive industriali di Tim. Non mi stupisce che voglia la separazione della rete: noi la pensiamo in maniera opposta», rincara la dose il segretario nazionale Slc Cgil, Marco Del Cimmuto. Spaccare in due il gruppo, secondo il sindacalista, significherebbe privare il Paese dell’azienda leader delle tlc. Per il segretario generale della Uilcom, Salvo Ugliarolo, la posizione dell’Agcom «conferma che l’azienda non va spaccata. Sbaglia Elliott a continuare a spingere verso questa direzione. Telecom ha bisogno di capitali da investire nel medio termine, di una governance solida e di chiarimenti dal Governo sul futuro della rete».

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