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Tim, doppio colpo in Antitrust Stop alla multa e dossier su Sky

Periodo di superlavoro all’Antitrust sull’asse Tim-Sky. La questione diritti del calcio ha dato l’avvio a un durissimo corpo a corpo fra le due società in cui l’Autorità guidata da Roberto Rustichelli finirà per giocare un ruolo da protagonista, in una storia che però, va detto, rischia di trascinarsi con strascichi tutti da valutare, quanto a esiti e tempi.

A segnare l’ultimo punto, in ordine di tempo, è la compagnia telefonica guidata da Luigi Gubitosi che, alla fine della scorsa settimana, a quanto risulta al Sole 24 Ore si è vista comunicare da parte dell’Agcm il sì alla propria richiesta di intervento nei confronti della media company di casa Comcast. L’Antitrust ha così avviato un procedimento istruttorio per valutare l’eventuale sussistenza di pratiche commerciali scorrette.

Il tema è quello della pubblicità ingannevole e delle violazioni al Codice del consumo. Come anticipato dal Sole 24 Ore dello scorso 15 giugno Tim si era rivolta all’Antitrust con una segnalazione nella quale l’indice era puntato contro Sky e la sua campagna partita a inizio maggio e rivolta agli abbonati Sky Calcio. «Al momento, il contesto dei diritti tv della Serie A rimane di grande incertezza ed abbiamo così pensato ad alcune iniziative», riportava Sky nelle comunicazioni alla clientela. «In questa situazione di incertezza, abbiamo deciso di azzerare il costo del pacchetto Sky Calcio per tre mesi, dal 1° luglio al 30 settembre». La telco ha così segnalato – lo scorso 21 maggio – all’Agcm una comunicazione ritenuta ingannevole quando parla di «grande incertezza» visto che da fine marzo – ha argomentato Tim – è diventata chiara a tutti l’assegnazione dei diritti per la Serie A a Dazn.

L’Antitrust ha quindi comunicato a Tim di aver deciso di avviare l’istruttoria lo scorso 11 giugno. Le contestazioni a Sky – che nell’articolo dello scorso 15 giugno replicava al Sole 24 Ore dicendosi «fiduciosa di aver agito nel pieno interesse dei clienti» e parlando di «campagna informativa volta a dare agli abbonati comunicazioni tempestive e trasparenti, con congruo anticipo rispetto all’avvio del campionato di Serie A» – sono quindi relative alle informazioni ingannevoli e anche a indebiti vincoli all’uscita, con l’applicazione di penali invece del prospettato recesso senza costi. Il rischio per la media company, al termine di questo procedimento della durata di 150 giorni, è di poter subire una sanzione il cui massimo edittale è fissato in 5 milioni di euro. Le condotte contestate, a quanto risulta, sarebbero tre e quindi si potrebbe arrivare, se l’Agcm sposasse le tesi di Tim, fino a 15 milioni.

Arriva così a definizione un secondo step dello scontro fra Tim e Sky che, invece, la scorsa settimana ha visto Antitrust aprire un’istruttoria sull’accordo Tim-Dazn per valutare l’esistenza di una possibile intesa restrittiva della concorrenza (l’altra gamba dell’attività dell’Agcm oltre alla tutela del consumatore). L’avvio del procedimento è seguito a segnalazioni, a partire dallo scorso 21 febbraio, di Wind Tre, Vodafone, Fastweb e da ultimo Sky che il 22 giugno si è mossa dopo il rifiuto da parte di Dazn di un’offerta di 500 milioni a stagione per poter trasmettere le 7 partite in esclusiva in pancia alla piattaforma. La conclusione del procedimento in questo caso è prevista per il 30 giugno 2022. In un paio di settimane si saprà però se Agcm varerà misure cautelari nei confronti di Tim che, a quel punto, aprirebbero scenari ora imprevedibili sui diritti Tv della Serie A.

Intanto però Tim – che ieri a Torino nel suo Tim Innovation Lab ha ricevuto la visita del ministro della Transizione digitale Vittorio Colao e che su un altro fronte ha avuto il via libera dell’Antitrust all’acquisizione di tre rami d’azienda di Bt Italia – incassa (con Vodafone, Wind Tre e Fastweb) l’ok del Tar Lazio al ricorso presentato contro la multa Antitrust di gennaio 2020. Il Tribunale amministrativo ha infatti accolto il ricorso dei principali operatori e ha annullato la sanzione decisa da Agcm imputando sostanzialmente alle telco di aver fatto cartello, dando vita a un’intesa anticoncorrenziale nella fase di repricing con il ritorno alla fatturazione mensile in sostituzione di quella a 28 giorni (decisa in vario modo attorno al 2016 con aggravio per i consumatori nell’ordine dell’8,6%). A far saltare il banco fu la scelta di portare la fatturazione a 28 giorni nel fisso dapprima contestata da Agcom nel 2017 e poi arrivata fino alla legge di fine 2017 che ha ristabilito, come obbligo, la fatturazione mensile ora vigente. Nel frattempo, però, Antitrust ha ritenuto che vi fosse una condotta concertata fra le compagnie per gli aumenti. Il Tar ha invece accolto le argomentazioni degli operatori, segnalando la mancanza nel provvedimento Agcm di «elementi indiziari, gravi precisi e concordanti, tali da delineare un quadro sufficientemente chiaro» con «la parte ricorrente» che invece «ha fornito una spiegazione plausibile dei ricostruiti incontri e scambi di informazioni». Per Tim significa vedersi annullare una sanzione da 114,4 milioni. Le altre sanzioni cancellate dal Tar: 60 milioni per Vodafone Italia; 39 milioni per Wind Tre e 14,8 milioni per Fastweb.

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