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Tim, conti al vaglio dei sindaci Il governo vuole stabilità

Nel governo prende il sopravvento il “partito della stabilità”. Ora che Tim viene corteggiata dal fondo Kkr, molti influenti ministri sono contrari a un cambio al vertice del gigante italiano delle telecomunicazioni. L’amministratore delegato Luigi Gubitosi, contestato dai francesi di Vivendi e dai consiglieri di amministrazione indipendenti, rischia però di essere colpito dal terzo “allarme utili” in sei mesi. Circostanza che ne metterebbe in forse la poltrona.Sul management di Tim, il governo non prende posizioni ufficiali. Eppure le opinioni anche solo informali dell’esecutivo avranno il loro peso. La manifestazione d’interesse di Kkr sul 100 per cento di Tim è giudicata in modo positivo. Sul piano sostanziale per l’enorme mole di dollari che può riversarsi in Italia. Sul piano simbolico, perché il nostro Paese recupera una piena attrattiva per i grandi investitori esteri. Gubitosi – che pure ha commesso degli errori nella gestione corrente – ha indovinato il posizionamento strategico di Tim. Conosce bene l’azienda, che guida da ormai tre anni. E conosce anche gli aspiranti compratori di Kkr, che ha voluto dentro FiberCop (è la società di Tim incaricata di impiantare nel nostro Paese la fibra ottica di ultima generazione). È vero: Gubitosi è logorato dagli attacchi tambureggianti di Vivendi e dei consiglieri indipendenti. Ma è considerato ancora l’uomo giusto per governare Tim nelle settimane di negoziato tra il governo e Kkr. Un negoziato complesso perché – ha ribadito ieri il premier Mario Draghi – Palazzo Chigi vuole proteggere i posti di lavoro di Tim, il suo patrimonio di tecnologie, la sconfinata rete di cavi.Ampi settori del governo vedono con favore Gubitosi anche perché i suoi più fermi avversari sono i francesi di Vivendi che hanno il 23,75 di Tim. La sensazione è che i francesi puntino a centrare un doppio bersaglio con una sola freccia: trafiggere Gubitosi significa colpire al cuore anche la possibile Opa di Kkr su Tim, che vede Vivendi in una posizione ostile. Il governo, invece, valuta l’Opa un’opportunità (sia pure a certe condizioni).Sullo sfondo, poi, si muovono ampi settori di Forza Italia e della Lega che certo non vogliono lasciare a Vivendi il pallino del gioco in questa partita. Sono i settori del centrodestra più sensibili agli umori di Silvio Berlusconi, da anni in lite proprio con Vivendi. Una piccola scialuppa di salvataggio la lanciano a Gubitosi, infine, Cgil Cisl e Uil che bollano come un salto nel buio la sua defenestrazione.In questo quadro il destino del manager napoletano si deciderà in un cda convocato per venerdì che si preannuncia durissimo. L’esito finale, però, potrebbe prendere forma già oggi quando tornerà a riunirsi il collegio sindacale e a seguire il Comitato controllo e rischi della società telefonica. L’analisi di oggi si focalizzerà in particolar modo sui numeri della partnership con Dazn, la piattaforma che distribuisce le partite della Serie A in streaming e su cui Gubitosi ha scommesso un miliardo di euro in tre anni. I risultati di questo accordo in termini di allacciamenti alla banda larga Tim sono però molto inferiori al budget e hanno già portato a lanciare un secondo profit warning nel 2021 che ha penalizzato fortemente il titolo. Ora sindaci e consiglieri vogliono vederci chiaro anche sul 2022 e 2023 per capire se i numeri previsti siano attendibili oppure no, e se siano necessari ulteriori accantonamenti che potrebbero portare a un terzo allarme utili.Solo a valle di queste verifiche, su cui si lavora ormai da diverse settimane, i consiglieri indipendenti e in particolare i cinque indicati da Assogestioni prenderanno una decisione riguardo alla possibilità per il manager di continuare a guidare l’azienda. Nel cda infatti, i consiglieri legati a Vivendi sono cinque e da soli non possono determinare le sorti dell’azienda se non trovando il consenso anche degli altri consiglieri indipendenti, del presidente Salvatore Rossi e dell’esponente della Cassa Depositi e Prestiti, Giovanni Gorno Tempini.

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