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Tim-Cdp: rete unica entro marzo

Il “miracolo” è che qualcosa si è messo in moto. E non era scontato. Ieri, all’unisono, i consigli di Telecom e Cdp hanno approvato la tabella di marcia di un percorso che dovrebbe portare alla “rete unica” nazionale, con l’integrazione tra l’infrastruttura dell’incumbent e quella di Open Fiber, joint paritetica Cdp-Enel focalizzata sulla fibra ottica. Nel contempo Telecom manda avanti l’operazione con Kkr sulla parte in rame della rete d’accesso che dovrebbe confluire in una società (FiberCop) per gestire la migrazione alla fibra e che, se non dovesse riuscire la missione rete unica, diventerà comunque operativa. Percorso tortuoso per un’operazione che, minata da molteplici interessi divergenti, finora non si era riusciti neppure ad abbozzare.

FiberCop

FiberCop è il progetto al quale ha lavorato in questi mesi il team dell’ad Luigi Guibitosi, assistito da Vitale&C. (il dossier è stato curato dall’ex Mise Roberto Sambuco) e da Rotschild. Ed è la società, non ancora nata, per la quale ha fatto l’offerta Kkr, sulla base di un piano di investimenti molto dettagliato volto ad assicurare al fondo di private equity Usa le condizioni per un rendimento annuo del 9% (rivendendo al termine), cosa che si otterrebbe con un certo numero di clienti allacciati in fibra. Dunque, Kkr metterà sul piatto 1,8 miliardi per il 37,5% della nuova società, Fasteweb prenderà il 4,5% conferendo il suo 20% di FlashFiber (joint con Tim per cablare 29 città) e Telecom avrà la quota di maggioranza del 58%. Con Tiscali inoltre è stata siglata un’intesa per la partecipazione economica al progetto di coinvestimento.

FiberCop, dice Telecom, «sarà da subito dotata di un asset di rete che già oggi offre collegamenti Ubb all’85% della popolazione», la copertura in Ftth (fibra fino all’abitazione) dovrebbe raggiungere entro il 2025 il 76% delle unità immobiliari delle aree grigie e nere (semiconcorrenziali e concorrenziali). La rete in fibra sarà realizzata sulla base del «modello di coinvestimento aperto all’ingresso di tutti gli altri operatori, secondo quanto previsto dal Codice europeo delle comunicazioni elettroniche».

La newco, che dovrebbe nascere con una dotazione di cento dipendenti, avrà un Ebitda iniziale di circa 900 milioni su 1,2-1,3 miliardi di ricavi e rapporto indebitamento netto/Ebitda di 3,4 volte. L’Ebitda supererà la spesa per investimenti nel 2025, quando il 57% del margine operativo lordo arriverà dai collegamenti in fibra. Non richiederà iniezioni di capitale. Il closing è previsto entro il primo trimestre del 2021. Sulla carta è previsto un cda di nove membri, di cui cinque espressi da Telecom, tre da Kkr e uno da Fastweb. Il presidente sarà di designazione congiunta Kkr-Telecom, Telecom nominerà ad e direttore tecnico, Kkr il direttore finanziario. Previsto un periodo di lock-up di cinque anni.

AccessCo

Se con Kkr il quadro è ormai definito, con Cdp per allargare il perimetro a Open Fiber e arrivare alla nascita di AccessCo (che subentrerà a FiberCop) c’è ancora tutto da discutere. Però si sono fissati i principi generali nel memorandum of understanding che è stato approvato ieri dai cda di Telecom e della Cassa. Se l’operazione rete unica andrà in porto – l’obiettivo è di concludere il tutto entro un anno – l’incumbent apporterà ad area comune anche quella parte della rete di accesso che va dalla centrale al cabinet e che è funzionale all’attività di FiberCop. Tim deterrà almeno il 50,1% di AccessCo, la cui indipendenza sarà garantita da un meccanismo di governance condivisa con Cdp. Nello schema ipotizzato, il board di AccessCo avrebbe una composizione “proporzionale”, con il maggior numero di consiglieri (ma non la maggioranza assoluta) a Telecom. Presidente e ad sarebbero scelti di comune accordo tra Telecom e Cdp, a Telecom spetterebbe di indicare l’ad, a Cdp il presidente. Sarebbero previsti poi meccanismi di maggioranze qualificate e controlli preventivi per assicurare un vaglio sul piano investimenti.

Tabella di marcia stringente: entro fine anno valutazione degli asset con due diligence su FiberCop e Open Fiber; entro il primo trimestre 2021 la firma della fusione. L’iter autorizzativo richiederà però tempo: almeno sei mesi per l’Agcom che dovrà rifare l’analisi di mercato, e si dovrà passare anche dalle autorità Antitrust, italiana e europea.

Passaggi preliminari: il probabile realizzo del 50% di Open Fiber da parte di Enel (in settimana l’incontro tra l’ad di Cdp Fabrizio Palermo e l’ad di Enel Francesco Starace); e l’opzione a Cdp su FiberCop esercitabile però solo nel caso di rete unica. Cdp potrà ottenere l’opzione fino al 50% della quota di Kkr in FiberCop, per aggiustare i pesi nell’azionariato di AccessCo: i negoziati a riguardo sono già in corso.

Soddisfazione dal vertice della Cassa. Il presidente Giovanni Gorno Tempini ha osservato che si avvia così un percorso «che potrà condurre alla nascita di una rete unica tencologicamente all’avanguardia, necessaria per superare il digital divide su tutto il territorio nazionale in un’ottica di sistema e a contribuire allo sviluppo del Paese». Palermo ha sottolineato che «l’impegno di Cdp in questo dossier è stato massimo e conferma il sostegno già avviato da anni per lo sviluppo della fibra ottica in Italia».

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