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Tim Brasil, Patuano incontra Rousseff

L’ad di Telecom Italia, Marco Patuano, non esclude per il futuro un’aggregazione tra Tim Brasil e un altro player locale, ma per il momento – ribadisce – un’operazione di questo tipo «non è sul tavolo». I ragionamenti su una possibile combinazione con Gvt, la rete in fibra ottica controllata da Vivendi, si stanno infittendo, tanto più se il nuovo presidente del gruppo francese, Vincent Bollorè, è intenzionato in tempi non troppo lunghi a trovare una soluzione strategica per valorizzare l’asset brasiliano. Patuano però – dal Brasile, dove è in questi giorni – ha spiegato che al momento Telecom Italia è focalizzata soprattutto sull’implementazione del business plan di Tim Brasil, che prevede consistenti investimenti per il miglioramento del servizio e la partecipazione all’asta, prevista per inizi settembre, delle frequenze 4G. Tema di cui l’ad di Telecom ha parlato ieri con il presidente brasiliano, Dilma Rousseff, che ha incontrato ufficialmente nel palazzo di Planalto, accompagnato dal presidente di Tim Brasil Rodrigo Abreu. Un incontro che sottolinea come l’impegno del gruppo tricolore nel Paese sudamericano non sia affatto estemporaneo. «Le nostre costanti relazioni con il Governo rinforzano l’importanza delle operazioni brasiliane nella strategia d’affari di Telecom Italia – ha dichiarato Patuano al termine dell’incontro – Continueremo a investire fortemente nel Paese per collaborare a migliorare i servizi di telecomunicazione, fondamentali per lo sviluppo economico». A margine, secondo quanto riportano le agenzie internazionali, Patuano ha però anche aggiunto che la strategia di Telecom è indipendente dai suoi azionisti, inclusa Telefonica.
L’ipotesi di cessione di Tim Brasil – che si sarebbe tradotta in uno spezzatino del secondo operatore mobile del Paese da ripartire tra i principali concorrenti su piazza – sembra ormai da considerare tramontata. Non solo perchè non è arrivata un’offerta “irrifiutabile”, ma anche perchè candidato alla parte del leone era il “campione” nazionale Oi, impegnato nella fusione con Portugal Telecom che si è rilevata più complicata del previsto comportando, da ultimo, un imprevisto aumento dell’indebitamento dell’entità combinata, salito a livelli di guardia (rapporto net debt/Ebitda sopra le 4 volte e declassamento del rating a junk). Sebbene il quadro politico fosse diviso tra i sostenitori dello spezzatino e i fautori di un’integrazione di Tim con Gvt, la prima ipotesi in questo momento è irrealizzabile, dato che Oi non è nelle condizioni finanziarie di poter sopportare un’onerosa acquisizione. Per la crescita di Tim in Brasile resta l’opzione Gvt, che Telecom ha sempre considerato con interesse anche se la situazione attuale sconsiglia mosse affrettate. L’azionariato di riferimento di Telecom è infatti in via di riassetto con il prossimo dissolvimento di Telco. Tuttavia fino al momento in cui la scissione diventerà operativa – e per questo occorrerà anche l’autorizzazione delle autorità brasiliane, il Cade (l’Antitrust) e l’Anatel (l’Authority delle tlc) – tutti gli accordi tra i soci della holding – Telefonica, Generali, Mediobanca e Intesa – resteranno in vigore. Nel patto c’è anche il punto che assegna una sorta di diritto di veto a Telefonica – prevedendo una maggioranza qualificata per le delibere del cda Telco – nelle determinazioni di voto, relative alla quota del 22,4%, da esprimere nell’assemblea straordinaria di Telecom per deliberare su operazioni straordinarie quali per esempio un aumento di capitale. Un’aggregazione con Gvt potrebbe richiamare appunto l’esigenza/opportunità di raccogliere mezzi freschi: come evidenziato da alcuni analisti, di fronte a un progetto interessante, il mercato non dovrebbe avere difficoltà a seguire. Se si arrivasse a questo scenario e un’eventuale ricapitalizzazione fosse espressamente collegata a un rafforzamento in Brasile, allora – interpretando gli stessi patti Telco – Telefonica dovrebbe astenersi dal voto e il diritto di veto si rivelerebbe un’arma spuntata. Difficile però che Cesar Alierta resti a guardare. E se Telefonica cercasse di intervenire su Gvt? In passato si era già fatta avanti, bruciata all’ultimo minuto dal rilancio di Vivendi, che se l’era poi aggiudicata.

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