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Tim Brasil, il dossier slitta al 2014

Telefonica è d’accordo a rinviare la spinosa questione Tim Brasil: secondo fonti ben informate, della “sistemazione” della partecipata carioca di Telecom Italia si parlerà solo nella seconda metà dell’anno prossimo. L’ipotesi sarebbe quella di concordare con le autorità locali le modalità di un’integrazione tra Vivo e Tim Brasil, i due operatori mobili leader, che fanno capo a Telefonica e Telecom. Una fusione comporterebbe comunque la necessità di cedere attività nelle aree dove la sovrapposizione supererebbe i limiti consentiti. Il maggior beneficiario delle attività da dismettere, in questo scenario, sarebbe il quarto operatore mobile, la Oi “nazionale”, che da metà dell’anno prossimo avrà completato la fusione con Portugal Telecom. Una cessione immediata di Tim Brasil non avrebbe incrociato domanda e offerta: Telecom non era disposta a scendere sotto i 9 miliardi, mentre sulla piazza brasiliana – a quanto risulta – non c’era disponibilità a salire sopra i 7 miliardi.
Intanto però avanza il processo di cessione di Telecom Argentina (23,2% la quota indiretta di Telecom Italia), operazione che è stata oggetto di approfondimenti – la richiesta è stata avanzata dai consiglieri indipendenti e accolta dal management – in un cda Telecom tenutosi ieri in conference mentre l’ad, Marco Patuano, era impegnato col road-show a Londra. «Si conferma il mandato al management a finalizzare la cessione», si legge nella breve nota emessa al termine. Ma, a quanto risulta, la decisione non è stata unanime. Avrebbero votato contro infatti due dei consiglieri in quota Assogestioni: Luigi Zingales, perchè non avrebbe ritenuto esaustiva l’informativa, e Lucia Calvosa per un altro motivo. Posizioni che evidentemente sono state verbalizzate. Per Telecom Argentina è arrivata un’offerta non sollecitata – si parla di 1 miliardo di dollari – da parte del fondo Fintech di David Martinez, un investitore messicano, ben introdotto negli ambienti di Buenos Aires, già presente nel capitale della holding intermedia Nortel, inizialmente con le azioni prive di diritto di voto e poi anche con le ordinarie, che aveva appoggiato Telecom nella diatriba con i Werthein. Interpellato sulla cessione di Telecom Argentina, il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, si è limitato a osservare: «A me risulta che l’azienda ha un piano di investimenti significativo, che con il nuovo ad si è rafforzato». Gli investimenti in Italia sono confermati in 9 miliardi nel triennio, ma è variato il mix con la componente “innovativa” che sale a 3,4 miliardi.
L’Asati, l’associazione dei piccoli azionisti-dipendenti, ha presentato un esposto alla Consob – il terzo nel giro di pochi giorni – per il convertendo, collocato tagliando fuori i privati (in questo caso il 20% del capitale) e per la cessione di Telecom Argentina, che elimina un’area di sovrapposizione con Telefonica. A riguardo Asati ha chiesto l’intervento immediato dell’Authority presieduta da Giuseppe Vegas e la pubblicazione del verbale dei consigli Telecom di ieri e del 7 novembre. Da parte di Consob c’è un “livello d’attenzione elevato” e un’interlocuzione continua le parti interessate: risulta che ieri ci siano stati contatti anche con Marco Fossati (Findim).
Intanto riappare, sotto forma di emendamento bi-partisan al decreto stabilità, la modifica della legge Opa sollecitata dal Senato (capofila Massimo Mucchetti). La novità è relativa alla soglia del 15%, al di sotto della quale non sussisterebbe il presupposto del controllo di fatto. Al momento la quota indiretta di Telefonica è di poco inferiore al 15%, ma, se passasse l’emendamento, poichè si considera il “concerto”, per evitare l’Opa, Telco dovrebbe sciogliersi. Da segnalare infine che dopo i ribassi di giovedì e venerdì, Telecom ha recuperato in Borsa, salendo dell’1,76% a 0,69 euro.

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