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Tim avanti sull’intesa con Kkr Ancora stallo sulla rete unica

Una settimana di tempo per avviare la svolta sulla rete unica con Open Fiber. Oppure, in assenza di proposte il consiglio di Tim delibererà sul proprio piano per la rete imbarcando Kkr e Fastweb in FiberCop, la nuova società in cui verrà scorporato l’ultimo miglio dell’infrastruttura telefonica, ossia i cavi in rame o fibra che vanno dagli armadi su strada fino alle case. Al momento si tratta dell’opzione più probabile, non solo perché lo scorso 4 agosto il board del gruppo telefonico si è impegnato a deliberare sull’offerta del fondo americano, ma anche per la grande confusione che con il passare dei giorni si è venuta a creare attorno a una partita strategica, non solo per le aziende coinvolte, che evidentemente richiede ancora tempo per arrivare a una sintesi. Intanto in vista del consiglio gli operatori hanno preso posizione in Borsa, facendo guadagnare ieri ai titoli Tim oltre il 3%.

Nel fine settimana il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che il 4 agosto insieme al ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli aveva scritto a Tim chiedendo di valutare l’operazione con Kkr nell’ambito dell’integrazione con Open Fiber, ha invitato a non focalizzare l’attenzione sulla proprietà della rete — di cui Tim vuole mantenere la maggioranza —, ma a chiarire invece i requisiti che dovrà avere la nuova società per la rete unica: «Processi decisionali condivisi tra gli azionisti di riferimento, requisiti di indipendenza degli esponenti aziendali, presidi di controllo interno, esterno e regolatorio, l’assoluta autonomia e terzietà della gestione» garantendo «la natura ”aperta” della rete, la parità di trattamento di tutti gli operatori e la realizzazione dei piani di investimento nei tempi previsti». Una posizione terza, quella del Mef, che pure auspica «un forte ruolo pubblico», ma che non precluderebbe a Tim di avere in un primo momento il controllo della futura società per la rete unica. Né di aprire il capitale di FiberCop a Kkr, su cui tuttavia ci sono visioni diverse all’interno del governo, dove alcuni probabilmente leggono l’operazione con il fondo Usa come uno spartiacque. Non va dimenticato che Palazzo Chigi può esercitare la «golden power» sulla rete Tim e, vista la grande confusione attorno al dossier, gli osservatori non escludono nulla.

Il fondo Usa ha offerto 1,8 miliardi per il 37,5% di FiberCop, valutando tutta la società (inclusi i debiti) 7,7 miliardi e lunedì prossimo il consiglio di Tim dovrà decidere se accettarla. Difficile che il fondo Usa possa concedere un altro rinvio. Ma è sempre possibile che nei prossimi giorni cambi qualcosa sul fronte della trattativa (molto complicata) per l’ingresso della Cassa in FiberCop con una quota di minoranza. Al momento l’accordo viene ritenuto fortemente improbabile, ma le diplomazie sono al lavoro per cercare di trovare una soluzione di compromesso.

Si potrebbe muovere nel frattempo qualcosa anche nel campo di Open Fiber. Il fondo Macquarie sta terminando la due diligence sulla società guidata da Elisabetta Ripa e dunque nelle prossime settimane potrebbe arrivare un’offerta all’Enel, con cui il fondo australiano si era fatto avanti a giugno chiedendo di valutare l’acquisto del 50% della società della rete. Quota per la quale si è fatto avanti anche il fondo Wren House. Il prossimo board del gruppo guidato da Francesco Starace è previsto per il 17 settembre.

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