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Tfr subito ma con più tasse tra 200 e 600 euro l’anno Con il premio assunzioni previsti 400 mila nuovi posti

Forti sconti per le imprese che assumeranno, risorse in busta paga per i lavoratori. Ma anche una sorpresa: chi deciderà di anticipare il Tfr in busta paga sarà penalizzato da una tassazione più alta rispetto a chi deciderà di tenerlo fino al termine del percorso lavorativo. Vediamo come e perché.
“Mammamia, assumete non avete più alibi”. La sfida di Renzi alle imprese con le misure per l’abbattimento del costo del lavoro, a colpi di sgravi contributivi e cancellazione dell’Irap, si condensa in una cifra: un nuovo assunto a tempo indeterminato con il contratto a tutele decrescenti costerà al datore di lavoro circa 3.672 euro in meno all’anno rispetto ad oggi. Il calcolo è stato effettuato dalla Cgia di Mestre, sulla base del testo uscito dal consiglio dei ministri di mercoledì, su una impresa di un artigiano-tipo, ad esempio una falegnameria, con cinque dipendenti. A conti fatti, a fine anno, il piccolo imprenditore risparmierà per il nuovo assunto (licenziato, disoccupato, precario o in cerca di prima occupazione) 3.418 euro annui sui contributi e cumulerà questa cifra con lo sconto Irapcosto del lavoro pari a 254 euro.
Secondo le stime del governo, che faranno parte della relazione tecnica alla legge di Stabilità, il combinato disposto delle due misure sarà in grado di mettere in moto circa 400 mila nuove assunzioni nel 2015.
Lo sconto complessivo per il nuovo assunto, che avrà una durata triennale, cresce man mano che si sale nella scala contrattuale. Per una impresa commerciale con 50 dipendenti lo sconto pro-capite salirà tra Irap e decontribuzione a 4.599 euro (4.219 contributi più 380 di Irap), mentre per una impresa metalmeccanica di cento dipendenti lo sgravio sarà di 4.912 euro (4.495 contributi più 417 di Irap).
Se questa è la “scossa” Renzi sul fronte dell’offerta di lavoro, l’altro pilastro della manovra riguarda i consumi e la domanda. Qui il conto è presto fatto: si tratta dei 9,5 miliardi che replicheranno il bonus da 80 euro per i lavoratori dipendenti che guadagnano meno di 1.500 euro al mese. A questo punto potrebbe venire la tentazione di sommare la nuova norma che consente ai lavoratori privati di farsi anticipare il Tfr mensilmente in busta-paga: un lavoratore medio potrebbe decidere di avere ogni trenta giorni un centinaio di euro in più nello stipendio.
C’è tuttavia un problema. Secondo i calcoli della Cgia di Mestre l’opzione volontaria per avere l’anticipo mensile del Tfr in busta paga non sarà conveniente perché sarà penalizzata dal fisco. Il Tfr a fine percorso viene infatti tassato con la media delle aliquote degli ultimi cinque anni si porta dietro il beneficio di detrazioni per lavoro e carichi familiari che fotografano gli anni passati. Se invece il Tfr viene erogato mensilmente il reddito cresce e anche le tasse: l’incremento del reddito dovuto all’ingresso del Tfr mensile in busta-paga viene tassato infatti con l’aliquotamarginale, cioè quella che investe la parte più elevata del reddito. Inoltre – altro effetto perverso – quando aumenta lo stipendio si riduce l’effetto delle detrazioni da lavoro e per carichi familiari perché sono decrescenti al crescere del reddito. C’è poi l’azione delle aliquote Irpef locali, regionali e comunali, che si scaricherà sull’anticipo mensile mentre viene esclusa nella tassazione finale. Di conseguenza dai 15 mila euro di redditi in su ci si perde.
Ad esempio, secondo la Cgia, un lavoratore, con un figlio a carico, che ha un reddito imponibile Irpef di 20 mila euro avrà un aggravio di tassazione di 368 euro l’anno, se guadagna 30 mila euro ci rimetterà di 599 euro. Più in alto si va e maggiore è la penalizzazione: chi sta a 60 mila perderà circa 663 “mangiati” dalle tasse. La situazione non cambia per il lavoratore dipendente che non ha figli a carico, anche se l’effetto negativo delle detrazioni si ammorbidisce: il peso delle tasse in più, e dunque la perdita, sarà di 236 euro per chi guadagna 15 mila euro, fino a salire a quota 472 per chi sta sui 30 mila euro. Per un reddito alto la penalizzazione è ancora più alta, anche perché l’aliquota marginale “morde” di più: chi ha 80 mila euro di imponibile Irpef dovrà sobbarcarsi il pagamento di 623 euro in più all’anno.
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