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Tfr in busta, opzione in stand by

La monetizzazione del trattamento di fine rapporto (Tfr) come quota integrativa della retribuzione (Quir) non potrà decollare sinché il previsto Dpcm non verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale e acquisirà efficacia legislativa.
Questo quanto si evince dalla lettura del nuovo comma 756 bis dell’articolo 1 della legge 296/2006, inserito dalla legge di stabilità 2015. La nuova disposizione introduce la possibilità di pagamento mensile del Tfr, prevedendo che, per i periodi di paga decorrenti dal 1º marzo 2015 al 30 giugno 2018, i lavoratori dipendenti del settore privato (esclusi colf e agricoli) con anzianità di servizio di almeno sei mesi, possono richiedere al datore di lavoro, «entro i termini definiti con il Dpcm che stabilisce le modalità di attuazione della disposizione[…]».
Secondo la legge, dunque, servono termini e modalità di attuazione della previsione normativa. La stessa definisce i caratteri fondamentali del nuovo istituto (la Quir) individuando il campo di operatività temporale, che potrà riguardare poco più di 36 mesi.
Per rendere pienamente operativo il tutto, mancano alcuni elementi fondamentali. Per esempio dovrà essere formalizzato lo standard di modulo di domanda (si veda «Il Sole 24 Ore» del 1° marzo). La legge non stabilisce l’efficacia della richiesta. Si potrebbe, per esempio, supporre che in caso d’inoltro della stessa, il primo pagamento della Quir transiti nella busta paga relativa al mese seguente ma non è escluso che l’estensore del decreto, volendo dare più tempo al datore di lavoro per organizzarsi, individui un termine di più ampio respiro.
C’è, poi, un altro aspetto riferito ai datori di lavoro che occupano sino a 49 addetti. Questi ultimi, secondo quanto previsto dalla legge, potranno (se vorranno) fronteggiare le richieste di pagamento della Quir, ricorrendo allo speciale finanziamento bancario assistito da garanzia. Si può ipotizzare che l’istruttoria della pratica per ottenere il prestito richieda tempi di attuazione più lunghi anche con riferimento alle certificazioni che l’Inps sarà chiamata a rilasciare ai datori di lavoro. Va, peraltro, osservato che sempre sul fronte dell’intervento bancario, non si ha ancora notizia dell’accordo quadro che deve essere sottoscritto tra i ministeri (Lavoro ed Economia) e l’Abi. La pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» del Dpcm era attesa per sabato scorso. Di fatto, qualche giorno di ritardo nella sua entrata in vigore non ne modificherà l’operatività. Vi è però da evidenziare la consueta problematica costituita dalla necessità di aggiornare le procedure utilizzate dalle aziende e dai consulenti per la redazione delle buste paga. Al momento le aziende di software sono in stand by, attendendo di conoscere i contenuti del decreto attuativo.
Recenti indagini di mercato hanno evidenziato che solo una percentuale molto limitata di lavoratori (circa il 15%) sembrerebbe intenzionata a chiedere il pagamento della Quir. Sono stati coinvolti nell’analisi, per lo più, dipendenti di aziende che occupano sino a 49 addetti. Va valutata quindi l’incidenza delle aziende di piccole dimensioni, che – appesantite dalla scelta dei lavoratori – decideranno di ricorrere al finanziamento bancario di cui, al momento, si è in attesa di conoscere le regole. L’unica cosa certa è che il costo dell’operazione bancaria non potrà gravare sul datore di lavoro in misura maggiore all’ammontare della rivalutazione a cui il Tfr detenuto in azienda sarebbe stato soggetto. Vanno, comunque considerati gli ulteriori oneri che graveranno sulle aziende derivanti dall’impossibilità di ricorrere ad alcune misure compensative previdenziali e fiscali, nonché dal contributo (0,20%) destinato a finanziare il nuovo fondo di garanzia che opererà presso l’Inps.
Potranno ottenere il pagamento mensile della Quir anche i lavoratori che hanno deciso di destinare il Tfr alla previdenza complementare.

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