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Tfr in busta con doppio assenso Inps

Per far scattare l’operazione Tfr in busta paga, prevista in legge di Stabilità, servirà un doppio via libera dell’Inps. Il primo a favore del lavoratore che compila l’istanza di accesso su un modulo standard, il secondo a favore dell’azienda, che deve richiedere la certificazione delle informazioni necessarie per l’utilizzo del finanziamento bancario assistito dalla garanzia dello Stato. Per questo secondo disco verde, che riguarda le aziende con meno di 50 dipendenti, i datori devono fornire all’Inps per via telematica gli identificativi dei dipendenti che hanno fatto domanda e Inps certificherà l’importo della retribuzione imponibile utile al calcolo del Tfr utilizzando il Durc sulla base dei periodi di paga dei 15 mesi precedenti la domanda stessa.
Eccole le modalità attuative contenute nel decreto del presidente del consiglio ora al vaglio del Consiglio di Stato. Un articolato complesso (12 articoli nella bozza di cui «Il Sole 24 Ore» è entrato in possesso) su cui è scattato il conto alla rovescia visto che l’opzione vale sul Tfr maturando dal 1° marzo 2015 al 30 giugno 2018. Una volta fatta la domanda, il Dpcm prevede che la quota di liquidazione in busta debba arrivare entro il mese successivo. Ma nel caso in cui l’azienda chieda l’accesso al finanziamento bancario di garanzia, il pagamento effettivo di questo “trattamento integrativo della retribuzione” (Tir) arriverà a partire dal mese successivo alla effettiva disponibilità della provvista finanziaria da parte della banca. In questo secondo caso, con il primo versamento del Tir verranno aggiunti anche gli arretrati mensili eventualmente maturati.
Sulle modalità di accesso delle imprese minori al finaziamento bancario garantito, nel Dpcm si fa più volte riferimento all’accordo quadro che palazzo Chigi sta definendo con l’Abi. Un documento che dovrà definire, tra l’altro, il delicatissimo aspetto dei rimborsi del finanziamento assistito al termine dell’operazione, un rimborso che, stando al Dpcm, dev’esser fissato entro il 31 luglio 2018. Le aziende potranno operare con un solo istituto di credito, anche nel caso i dipendenti optino in momenti diversi nel triennio della sperimentazione. Mentre per i lavoratori, una volta fatta la domanda all’Inps questa diventa irreversibile.
Il decreto attuativo dettaglia poi un elenco di esclusioni dall’opzione Tfr che, lo ricordiamo, vale solo per lavoratori dipendenti del settore privato con un contratto in corso perlomeno da sei mesi. Oltre ai dipendenti domestici e agli agricoli, non potranno optare per il cosiddetto Tir i lavoratori con un contratto collettivo che già prevede o il pagamento periodico del Tfr o il suo accantonamento su «soggetti terzi». Niente Tir anche per i lavoratori che avessero messo il Tfr maturato a garanzia di un contratto di finanziamento bancario. Esclusi dall’opzione anche i tutti dipendenti di aziende per le quali è aperta una procedura concorsuale, un accordo di ristrutturazione del debito o alla quale è stata concessa la cassa integrazione straordinaria o la Cig in deroga. Tutte queste situazioni determinerebbero il blocco del Tir laddove scattassero in una fase successiva alla domanda e all’avviamento dei trasferimenti monetari.

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