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Tfr, arrivano le diffide Inps

Alla vigilia delle ferie estive, migliaia di diffide Inps sono in arrivo alle aziende con almeno 50 dipendenti. La questione riguarda i versamenti delle quote di Tfr maturate nel 2006, e versate nel 2007, in tutti i casi in cui emergano incongruenze e si deve verificare la correttezza dei dati riportati nelle denunce (Emens e Dm 10/2) in relazione ai versamenti mensili delle quote di Tfr che i lavoratori hanno deciso di mantenere al regime civilistico disciplinato all’articolo 2120 del Codice civile. In pratica, delle somme del Tfr che i dipendenti hanno deciso di lasciare in azienda e di non far confluire nei fondi professionali o meno che le possono gestire. Tfr che poi l’azienda deve girare al fondo ex legge 296/2006, che avrebbe dovuto finanziare opere pubbliche e che invece, come ha sottolineato la Corte dei conti, altro non ha fatto che confluire nel calderone degli attivi statali.
Ma quel che interessa l’Inps è che le somme siano state correttamente versate e, siccome i versamenti del 2007 si prescrivono il 16 agosto 2012, non c’era tempo da perdere. Così le diffide viaggiano assieme a lettere che la stessa Inps invia alle aziende interessate dai provvedimenti in questione. Lettere sulle quali è stata fatta confusione, visto che un primo testo messo a punto dalla sede regionale del Piemonte (e distribuito il 23 luglio scorso alle associazioni regionali di categoria) recava una “interpretazione” del provvedimento Inps contorta e complessa che finiva per rendere assai disagevole l’adempimento soprattutto in relazione alla tempistica della presentazione dei documenti eventualmente presentabili, a discarico, dall’imprenditore. «Una iniziativa personale», fanno sapere dall’Inps ora sostituita da una lettera “autentica” e realizzata dalla sede centrale dell’Inps.
E la lettera “ufficiale” spiega che «In base ai dati in nostro possesso, risulta non versata e/o indebitamente conguagliata, a titolo di versamenti effettuati al Fondo di Tesoreria, la somma di euro …, come riportata in dettaglio nel prospetto allegato. L’importo è comprensivo delle sanzioni civili e degli eventuali interessi di mora calcolati ai sensi dell’articolo 116, comma 8 – lettera a) – e comma 9 della Legge n. 388/2000».
A questo punto l’imprenditore, alla vigilia della sosta estiva, deve iniziare il controllo su tutte le posizioni dei dipendenti per verificare ove sia (sempre che vi sia) l’errore. Se trova corretta la ricostruzione Inps, l’imprenditore ha a disposizione 30 giorni, dalla data di ricevimento della diffida, per pagare. Diversamente può impugnare la diffida entro 90 giorni alla commissione provinciale esclusivamente online: o attraverso il portale dell’Istituto (se si è in possesso del Pin) o tramite gli intermediari abilitati in relazione alla materia oggetto del ricorso stesso. È possibile presentare una domanda di rateazione tramite un professionista abilitato oppure direttamente online.
Nel caso in cui, invece, l’imprenditore sia in possesso di elementi che dimostrino l’insussistenza o la non esattezza del debito notificato, le controdeduzioni vanno inviate online entro 30 giorni tramite il “Cassetto bidirezionale”. In tal caso, l’Istituto valuterà le informazioni pervenute e risponderà sullo stesso canale telematico. È anche possibile che, per più approfondite verifiche, l’azienda sia invitata a produrre documentazione e/o a concordare un appuntamento per l’esame congiunto del caso. In quella sede, sarà chiesto di presentare i modelli Tfr1 e/o Tfr2 relativi alla scelta di destinazione del Tfr effettuata dal lavoratore. In ogni caso, l’Inps si riserva la facoltà di recuperare eventuali differenze per contributi e oneri accessori riferiti al medesimo periodo, nel caso in cui tali differenze emergessero in seguito a successivi controlli. L’inattività dell’imprenditore nei 30 giorni determina l’invio dell’avviso di addebito entro 90 giorni che va direttamente a ruolo attraverso il concessionario.

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