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Tetto per gli immobili all’estero

di Duilio Liburdi 

Soglia di circa 26.500 euro per il valore dell'immobili ai fini dell'Imu estera: questo il valore che, per l'aliquota dello 0,76%, genera un imposta di 201 euro e dunque fa scattare l'obbligo di versamento. Al di sotto di questa soglia nessun prelievo per gli immobili situati all'estero. Particolari previsioni, inoltre, per gli immobili siti nella Ue e laddove gli stessi vengano utilizzati da italiani che mantengono di diritto la residenza in Italia pur lavorando all'estero. Sono queste le linee principali di intervento contenute nel decreto legge sulle semplificazioni tributarie, contenente alcune modifiche in merito alla introduzione dell'imposta sugli immobili detenuti all'estero e riferibili a soggetti residenti in Italia.

Il limite per il versamento. Una prima modifica attiene alla introduzione di un limite minimo di versamento dell'imposta in questione. Il nuovo comma 15 afferma infatti che l'Imu estera non è dovuta se l'importo è inferiore ai 200 euro. Di fatto, si tratta di immobili il cui valore non supera i 26.500 euro in quanto, al di sopra della predetta soglia, l'imposta diviene dovuta. Va rilevato come i 200 euro, una volta superati, obbligano comunque all'intero versamento del dovuto. La logica della modifica normativa appare chiara ed è quella di semplificare gli adempimenti soprattutto in relazione a due categorie di soggetti: gli stranieri che hanno acquisito la residenza in Italia; i frontalieri.

Va detto però che in relazione alla prima categoria di soggetti la semplificazione non appare del tutto scontata in quanto la norma individua ancora la base imponibile di riferimento in alternativa tra il costo di acquisto, l'importo risultante dai contratti ovvero, in mancanza, secondo il valore di mercato rilevabile nel luogo in cui è situato l'immobile. Ulteriore aspetto legato alla corretta determinazione della base imponibile riguarda l'ipotesi in cui gli immobili siano situati nella Ue o in paesi dello spazio economico europeo che garantiscono un adeguato scambio di informazioni (in materia, peraltro, una definizione che rievoca l'ipotesi della regolarizzazione ai fini dello scudo fiscale). In tali ipotesi, infatti, il valore dell'immobile è quello utilizzato ai fini dell'assolvimento delle imposte sul patrimonio o sui trasferimenti e solo in mancanza di questi parametri si ritorna al costo, al contratto o al valore di mercato. Infine, sempre con riferimento a tali paesi, va segnalato come il legislatore attribuisca un credito di imposta pari alle eventuali imposte di natura patrimoniale e reddituale che gravano sullo stesso immobile e che non siano state detratte ai sensi dell'art. 165 Tuir. In relazione ai frontalieri, la semplificazione potrebbe stare nel fatto che, nel paese ove svolgono l'attività, gli stessi potrebbero essersi dotati di un immobile «modesto», fermo restando che troverebbe applicazione nella maggior parte dei casi l'ulteriore elemento dell'immobile situato nella Ue. In ogni caso, da un punto di vista generale, uno sforzo per rendere più accessibile l'assolvimento della nuova imposta appare evidente fermo restando che potrebbero generarsi disallineamenti rispetto alla compilazione del quadro RW.

I soggetti residenti in Italia per obblighi di legge. Sulla disposizione della manovra Monti interviene di nuovo il legislatore inserendo un nuovo comma 15-bis nell'art. 19 del dl 201/11 in base al quale l'immobile all'estero viene trattato di fatto come la prima casa in Italia, in considerazione del fatto che questi connazionali hanno l'obbligo di essere all'estero per motivi di lavoro. Il trattamento dell'immobile è speculare a quanto previsto in materia di Imu nazionale. Si afferma infatti che per i soggetti che prestano lavoro all'estero per lo Stato italiano, per una sua suddivisione politica o amministrativa o per un suo ente locale e le persone fisiche che lavorano all'estero presso organizzazioni internazionali cui aderisce l'Italia la cui residenza fiscale in Italia sia determinata, in deroga agli ordinari criteri previsti dal Testo unico delle imposte sui redditi, in base ad accordi internazionali ratificati, l'imposta sull'immobile estero è stabilita nella misura ridotta dello 0,4% per l'immobile adibito ad abitazione principale e per le relative pertinenze. L'aliquota ridotta si applica limitatamente al periodo di tempo in cui l'attività lavorativa è svolta all'estero. Dall'imposta dovuta per l'unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo e per le relative pertinenze si detraggono, fino a concorrenza del suo ammontare, euro 200 rapportati al periodo dell'anno durante il quale si protrae tale destinazione; se l'unità immobiliare è adibita ad abitazione principale da più soggetti passivi la detrazione spetta a ciascuno di essi proporzionalmente alla quota per la quale la destinazione medesima si verifica. Per gli anni 2012 e 2013 la detrazione prevista dal comma precedente è maggiorata di 50 euro per ciascun figlio di età non superiore a ventisei anni, purché dimorante abitualmente e residente anagraficamente nell'unità immobiliare adibita ad abitazione principale. L'importo complessivo della maggiorazione, al netto della detrazione di base, non può superare l'importo massimo di 400 euro.

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