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Tetto ai fondi di bassa entità

Aiuti de minimis uguali per tutti i bandi di contributo: con il 30 giugno 2014 si è chiuso il regime transitorio che prevedeva la coabitazione del regolamento Ce n. 1998/2006 del 15 dicembre 2006 e di quello n. 1407/2013 del 18 dicembre 2013. Da oggi, 1° luglio gli aiuti de minimis devono obbligatoriamente sottostare al nuovo regolamento, è quindi possibile il cumulo tra più aiuti, all’interno dei massimali previsti, ma per i raggruppamenti di imprese, entra in vigore la norma che prevede un unico massimale di 200 mila euro per tutte le imprese facenti parte del gruppo. Il nuovo regolamento Ce n. 1407/2013 era già entrato in vigore il 1° gennaio 2014, con un regime transitorio fino al 30 giugno 2014. Il bando ISI Inail 2013 già richiamava questa normativa, ma per altri bandi di contributo, considerando il regime transitorio, la nuova normativa non era stata applicata.

Cosa prevede il regolamento de minimis. Gli aiuti di piccola entità, definiti appunto dalla Ue de minimis, muovono dalla ratio che importi così bassi, non alterano i principi di libera concorrenza. Pertanto regioni e ministeri, possono erogare aiuti alle imprese di qualsiasi dimensione, in regime de minimis, senza obbligo di notifica e di rispetto di massimali. Le agevolazioni concesse possono eccedere i massimali previsti dagli aiuti di stato, così possono essere erogati contributi con percentuali del 50 o 60% a fondo perduto anche a imprese che fanno investimenti nel centro nord, ove percentuali normali sono del 10 o 20% con punte al 30% nelle zone in deroga per le pmi e dove le grandi imprese sarebbero altrimenti escluse dagli incentivi.

Il vecchio regolamento prevedeva che l’importo totale massimo degli aiuti di questo tipo ottenuti da una impresa non potesse superare, nell’arco di tre anni, i 200 mila euro. Questo significava che per stabilire se un’impresa potesse ottenere una agevolazione in regime de minimis, l’azienda stessa doveva verificare se, considerando l’ammontare della agevolazione stessa, sommata a tutti gli aiuti ottenuti da quella impresa, a qualsiasi titolo (per investimenti, attività di ricerca, promozione all’estero, aiuti alla sicurezza ecc.), in regime de minimis, nell’arco di tre esercizi finanziari (l’esercizio finanziario in cui l’aiuto è concesso più i due precedenti) restava al di sotto dei 200 mila euro.

Da oggi lo stesso calcolo deve essere fatto considerando tutte le imprese collegate alla richiedente. Il massimale dei 200 mila euro, deve essere calcolato considerando tutte le imprese del gruppo. Se la richiedente non ha mai avuto agevolazioni come de minimis, ma nel gruppo 2 imprese hanno ricevuto per esempio gli aiuti dal bando Inail per un importo di 100 mila euro ciascuna, l’impresa stessa e tutte le altre imprese del gruppo non possono richiedere aiuti in de minimis per un triennio. Una volta passato lo stesso il plafond si libera e il conteggio parte da zero.

Cumulo. Non tutti gli aiuti ottenuti dalle imprese devono essere utilizzati ai fini del calcolo. Infatti dal computo dei 200 mila euro vanno esclusi gli aiuti che un’impresa può avere ottenuto o potrà ottenere in base a un regime autorizzato dalla Commissione o esentato ai sensi di uno specifico regolamento di esenzione, i cosiddetti «aiuti di stato». Addirittura sia il regolamento sugli aiuti de-minimis n. 1407/2013 del 18 dicembre 2013, che quello recente sugli aiuti di stato n. 651/2014 pubblicato in data 26 giugno 2014 ammettono il cumulo tra gli aiuti. Di conseguenza la concentrazione sulle stesse spese ammissibili, di un’agevolazione de minimis con altri aiuti di stato esentati o autorizzati è consentita, solo se una volta ottenute le agevolazioni, non viene superata le intensità di aiuto prevista per quell’intervento, dalle regole comunitarie pertinenti. Esemplificando il cumulo può sussistere solo se più agevolazioni arrivano a non superare il massimale previsto. Tornando alle percentuali di cui sopra, se il contributo massimo per una pmi è il 20%, la stessa impresa può avere un finanziamento a tasso agevolato, come aiuto di stato che attualizzando gli interessi potrebbe ammontare ad un 9% a fondo perduto, in quel caso può ottenere un ulteriore 11% da un aiuto de minimis.

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