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Tetto di 2mila euro al contante da luglio ma la pandemia spinge app e carte

Se state pensando di prenotare una casa al mare o una vacanza in albergo, fate attenzione a un dettaglio: nel bel mezzo della “fase-2” – dal prossimo 1° luglio – si abbasserà da 3mila a 2mila euro la soglia a partire dalla quale è vietato trasferire denaro contante. L’abbassamento era già stato programmato dal Governo con l’ultima manovra (in cui c’è anche l’ulteriore ribasso a mille euro dal 2022). Ma viene a cadere in un periodo in cui l’emergenza Covid-19 ha già impresso una forte accelerazione ai pagamenti digitali.

Sempre dal 1° luglio diventerà operativo il credito d’imposta del 30% sulle commissioni pagate dai negozianti per l’utilizzo dei Pos. Le Entrate hanno definito i dettagli nel provvedimento del 30 aprile scorso, cui è seguito anche quello di Banca d’Italia. Il bonus fiscale interviene per alleviare uno dei punti critici da sempre denunciati dagli esercenti: il costo per l’utilizzo della moneta elettronica. A seconda dei casi, l’incidenza varia da “zero virgola” ad alcuni punti percentuali (2-3%, anche in base all’importo della transazione), ma oltre il costo vanno valutati i tempi di accredito. Commissioni basse ma tempi lunghi per avere il denaro sul conto – in questa fase di scarsa liquidità – sono un bel problema per gli esercenti.

Dal 1° luglio non arriverà invece alcuna sanzione per negozianti e professionisti che non hanno (o si rifiutano di usare) il Pos.

Card in crescita fino alla vigilia del lockdown

I numeri di Bankitalia sul 2019 confermano una situazione da “bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto”. È vero che il controvalore dei pagamenti con carte di debito è solo l’1,63% di quelli eseguiti con strumenti digitali bancari e postali. Ma il dato è in aumento e l’avanzata dei Pos continua: +126,6% a quasi 3,6 milioni di apparecchi tra il 2013 e il 2019. Così come la maggior diffusione delle carte di debito (25,1%) e di credito (17,3%).

Di certo l’emergenza ha aumentato le richieste di attivazione di nuove carte, come conferma l’Abi (si veda Il Sole 24 Ore del 6 aprile).

I dati del circuito PagoBancomat consentono poi di gettare uno sguardo fino al mese scorso. Se a marzo e aprile il lockdown ha fatto crollare gli acquisti in negozio – mandando in negativo tutto il primo quadrimestre – a gennaio e febbraio le transazioni erano ancora in crescita, del 10,5% e del 17,3% su base annua.

Negli ultimi tempi, comunque, sta prendendo piede un nuovo modello “senza plastica”. Nel mondo si stanno già incentivando le soluzioni device-free, cioè i pagamenti con riconoscimento facciale (come fa Alipyay in Cina). In Italia, invece, è proprio il device, cioè lo smartphone, a guadagnare sempre più spazio.

L’anno scorso i mobile payment in negozio hanno raggiunto quota 58 milioni, per un valore di 1,83 miliardi, secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano. E quelli al di fuori del punto vendita fisico hanno sfiorato 1,24 miliardi di euro. Mentre si affacciano i pagamenti con smartwatch wearable (gli apparecchi “indossabili”, come un braccialetto) che nel 2019 hanno toccato i 70 milioni di euro.

Trend in crescita per il contactless

Durante l’emergenza, Satispay – la principale app di pagamento in Italia slegata da carte di credito, con oltre un milione di iscritti – ha visto crescere tra i nuovi utenti il tasso di utilizzo del 30% di settimana in settimana e del 50% tra gli esercenti. E nei giorni scorsi, siglando accordi con i marchi della grande distribuzione, è arrivata a coprire 20 insegne e 5mila punti vendita di supermercati e ipermercati italiani.

Le transazioni con wallet stanno riscuotendo un successo tale che non poteva lasciare indifferente la holding dei pagamenti digitali PayPal. Già protagonista degli acquisti online, interviene con la sua app nel commercio al dettaglio, puntando sul Qr code: transazioni rapide, sullo stile di Satispay, collegate a una carta o ad un conto bancario.

A proposito di carte di debito, anche quelle del circuito PagoBancomat (1,45 miliardi di pagamenti per un valore di 84 miliardi di euro) sono da poco disponibili su Samsung Pay: si parte con quelle di Intesa, Ubi e Cassa centrale banca. Anche bancomat – che con oltre l’80% del mercato è leader dei pagamenti con carta di debito in Italia – fa rotta sul contactless attraverso la tecnologia Nfc. Una soluzione, quest’ultima, abilitata nel 40% degli smartphone, per l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico milanese.

Il cashback «di Stato» dal 2021

La crescita delle tecnologie. Altrettanto evidente, però, è la “spaccatura” di un mercato in cui – in termini di transazioni e valori – il contante la fa ancora da padrone. Detto diversamente, la prossima partita si giocherà in termini di crescita della diffusione e dell’utilizzo dei pagamenti digitali.

Un ruolo – in questa partita – ce l’avrà anche il meccanismo del cashback “di Stato”, previsto dall’ultima manovra e destinato a scattare dal 2021. Le istruzioni sono ancora da scrivere (il termine ordinatorio per il Dm dell’Economia è scaduto il 30 aprile). Ma la legge stanzia 3 miliardi e dice già che ne beneficeranno i consumatori che pagano “abitualmente” con mezzi tracciabili.

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