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Testimonianza indiretta con riscontri

Sono valide le testimonianze de relato dei suoceri per l’addebito della fine del matrimonio al genero fedifrago e violento. La Cassazione, con la sentenza 25663/2014 depositata ieri, respinge il ricorso di un marito che contestava la decisione dei giudici di merito di imputargli il fallimento del rapporto. Un verdetto raggiunto soprattutto grazie alle testimonianze del padre e della madre della ex moglie, i quali avevano assistito direttamente ad alcuni fatti, mentre altri gli erano stati loro riferiti da terzi, compresi i figli minori della coppia.
Secondo il ricorrente, gli ex suoceri non erano testimoni attendibili e tanto meno dovevano essere considerate le loro testimonianzede relato, ritenute non utilizzabili dalla stessa giurisprudenza. I giudici non negano che la deposizione de relato di un attore nel processo sia, di per sè sola, del tutto priva di valore, anche indiziario, ma affermano che diventa un valido elemento di prova se è supportata da «circostanze oggettive e soggettive ad essa intrinseche e da risultanze probatorie acquisite al processo che concorrano a confortarne la credibilità».
E nel caso esaminato i riscontri non mancavano. Ad alcuni atteggiamenti aggressivi dell’uomo verso la moglie avevano assistito gli stessi genitori di quest’ultima, mentre altri fatti, che dimostravano il comportamento violento dell’ex marito, erano stati riferiti dai figli e da terzi.
A questo si univa il dato incontestabile dell’allontanamento dalla casa familiare dell’ex marito a causa di una relazione extraconiugale. Nè il ricorrente era riuscito a provare l’esistenza di un clima che rendesse intollerabile la convivenza a prescindere dalla violazione da parte sua degli obblighi matrimoniali.
La Suprema corte ritiene provati i motivi di addebito e coglie l’occasione per ricordare come deve orientarsi il giudice nelle cause di separazione conflittuali nelle quali piovono accuse incrociate. Pur tenendo in debito conto i rapporti di parentela, dipendenza eccetera, che possono spingere i terzi a non essere obiettivi, il giudice deve fare la sue valutazioni non pesando la credibilità in base ai legami familiari o di amicizia ma guardando alla verosimilianza delle circostanze affermate.

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