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Testa a testa tra Sala e Parisi. Al ballottaggio 5 Stelle decisivi

Beppe Sala è in vantaggio, ma lo sfidante di centrodestra, Stefano Parisi, è staccato di pochi decimali. Al primo turno, secondo le proiezioni Ipr, Milano è la città più in bilico d’Italia. Il candidato di centrosinistra è dato al 40,6 per cento, Parisi al 39,9. A distanza siderale Gianluca Corrado del Movimento Cinque Stelle (10,1).

Testa a testa confermato anche dai primi voti reali in arrivo dai seggi (un centinaio di sezioni scrutinate su 1.248, un campione quindi non significativo) che danno addirittura in testa Parisi di qualche decimale. L’unico dato certo è quello relativo all’affluenza, crollata al 54,6 per cento (13 punti in meno rispetto a cinque anni fa). «Sembrava che il centrosinistra dovesse vincere al primo turno. Mi pare che questo non succeda, anzi. È andata benissimo», commenta a caldo Parisi, che pure non rinuncia a una stoccata polemica sulla bassa affluenza: «È evidente di chi è la responsabilità».

Le più lunghe elezioni di Milano, scattate di fatto il 22 marzo dell’anno scorso in una domenica di apparente quiete: «Non mi ricandido, è una questione di coerenza», annuncia a sorpresa il sindaco uscente Giuliano Pisapia. Il passo indietro inaugura una lunghissima fase di fibrillazioni nel centrosinistra milanese. Tra qualche titubanza del Pd renziano, alla fine si opta per le primarie, celebrate poi il 7 febbraio, con la novità della Chinatown locale per la prima volta mobilitata ai seggi in favore di Beppe Sala.

L’uomo di Expo aveva ufficializzato la sua disponibilità solo a dicembre, ma nel frattempo la sinistra arancione aveva trovato lo sfidante: la vicesindaco Francesca Balzani, vicina alla sinistra del Pd, donna di numeri (è anche assessore al Bilancio) e di carattere. Alla fine la spunta il super-favorito, mentre la sconfitta rinuncia alla leadership della lista arancione nata, su impulso dello stesso Pisapia, per puntellare a sinistra la corsa dell’uomo di Expo.

Le primarie di febbraio del centrosinistra danno la scossa anche al fronte avversario. Il 10 febbraio, il centrodestra ritrova proprio a Milano la sua insperata unità intorno alla figura di Stefano Parisi, anche lui con un passato da direttore generale del Comune (ai tempi di Albertini) e poi fondatore di Chili tv, società pioniera del cinema in streaming. Un moderato alla corte di Salvini. E infatti in campagna elettorale, tra il candidato sindaco e il leader leghista, sono scintille, soprattutto su moschee e unioni gay. Ma è comunque una novità di rilievo. Da Area Popolare alla Lega, passando per Forza Italia, di nuovo tutti uniti nel tentativo di riprendersi l’ex feudo del centrodestra.

Manager contro manager. Una sfida che spariglia anche le più solide famiglie politiche. Massimo Ferlini, ex numero uno della Compagnia delle Opere, si schiera per Sala, Luigi Amicone, direttore di Tempi , si candida con Forza Italia, mentre Maurizio Lupi guida la lista alfaniana a sostegno di Parisi. Il laboratorio Milano, dicono gli osservatori. Dove da una parte si fanno le prove del Partito della Nazione, dall’altra si ritrova l’unità intorno alla figura di un moderato lontano dai partiti.

Deciderà il secondo turno e forse gli elettori dei Cinque Stelle. Andranno al voto? Il loro «portavoce» Gianluca Corrado ha già annunciato che annullerà la scheda scrivendo «viva Beppe Grillo». Ma quel 10 per cento che farà? E il 3 per cento della sinistra radicale di Basilio Rizzo, che ieri ha sottolineato via Twitter l’insuccesso del Partito della nazione in versione milanese? Tra due settimane la sentenza.

Andrea Senesi

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